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Orange Wines

Skin Contact

 

La Montecchia di Selvazzano Dentro (PD), uno dei ristoranti Alajmo, ha ospitato la proiezione in anteprima nazionale del documentario 'Skin Contact: Development of an Orange Taste' di Laura Michelon e Mike Hopkins.
Laura Michelon, di origini venete, e Mike Hopkins, hanno raccontato a qbquantobasta la nascita del documentario che parla di vino e di passione.

Da dove è partita l’idea e la voglia di girare un film sugli orange wines?

Mike: Tanti nostri amici ci chiedevano informazioni sugli orange wines, come vengono fatti, cosa sono. Non li capivano. Abbiamo guardato su internet e cercato se c’era qualche video. Non abbiamo trovato niente. Io di professione produco film.  Non c’era niente che spiegasse la storia in modo cinematografico e avvincente. Cosi abbiamo pensato che fosse una buona idea di fare qualcosa, qualcosa che spiegasse alle persone la filosofia e la storia di questi vini. Per noi era molto importante come produttore Josko Gravner, perche è un pioniere nella produzione di questa tipologia. in senso moderno. Lo volevamo intervistare e averlo come personaggio protagonista nel film. Siamo stati fortunati perchè ha accettato di spendere del tempo con noi e di fare il film.

La scelta dei altri due produttori di vini macerati che sono presentati nel film da che cosa è stata motivata?
Laura: Maule, Pico per essere precisi, era il mio primo vino del genere che ho assaggiato nel 2009. Ho assaggiatto tantissimi vini di Garganega, ma mai come questo. Mi sembrava di avere assaggiato la Garganega per la prima volta. Mi sembrava un nuovo metodo di vinificazione, e un nuovo modo di produrre vino. Poi ho scoperto che non era un nuovo metodo, ma una cosa che si fa da tantissimi anni. Così ho deciso che anche lui doveva fare parte del progetto. E abbiamo cominciato da lui, da Angiolino Maule. L'abbiamo intervistato per primo, poi Josko Gravner alla fine Daniele Piccinin. Daniele faceva parte di una trilogia. Sono collegati insieme. Josko ha insegnato Angiolino. Angiolino ha insegnato Daniele. Era perfetto. Tre generazioni di produttori. Volevo fare conoscere a tutti questi tre produttori.
Mike: È un film fatto dal nostro punto di vista, la nostra prospettiva. Personale.

Importante anche la scelta dei 3 produttori di produrre vini da vitigni autoctoni. Cosa ne pensate?
Laura: Si, vero. Il punto è che tutti conoscono il Chardonnay o Sauvignon. Volevo trasmettere il fatto che esistono anche altre 1000 varietà al mondo che dovrebbero conoscere. Volevamo anche educare le persone facendo capire che ci sono altre grandi varietà di uva che sono buone e valide come le varietà che già conoscono .

Il progetto - dall’inizio alla fine. Quanto tempo avete impegnato?
Mike:  Dall’idea a oggi 1 anno. Abbiamo ripreso l’estate scorsa. Ma con il montaggio e le traduzioni in italiano e inglese abbiamo speso parecchie sere e notti.

Leggi anche Il primo documentario sugli Orange Wines

Il breve documentario racconta la vinificazione delle regioni caucasiche, quando l'uva in fermentazione veniva lasciata macerare a contatto diretto con le bucce. Questa metodologia, originaria della Georgia, associata alla coltivazione della vite di ispirazione organica e biodinamica, permette di ottenere un vino “ambrato, arancione”.  I tre produttori indipendenti che, contro le logiche del mercato, producono questi vini: Josko Gravner dal Collio friulano, Angiolino Maule da Gambellara, anche fondatore dell'Associazione VinNatur e Daniele Piccinin, viticultore tra Soave e la Lessinia.


La bellissima cornice del ristorante La Montecchia con un menu particolare creato da Max Alajmo in abbinamento ai vini,  piatti curati nei dettagli accompagnati con vini dei produttori presenti alla cena, hanno creato una serata indimenticabile.

 

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