cibo, vino e quantobasta per essere felici

La pazzia condisce i conviti

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La suggestione di San Servolo, ph. Artmovie La suggestione di San Servolo, ph. Artmovie La pazzia condisce i conviti. Comfort food a San Servolo "[....]  Vi sono però non pochi, soprattutto i vecchi, che sono pazzi pel vino più che per le donne, e perciò non c'è per loro piacere maggiore che sbevazzare. Se possa darsi un banchetto sontuoso senza l'intervento della donna, non è affar mio decidere. Ma tutti si è d'accordo che senza il condimento della follia, nessun banchetto può riuscire gradevole. [....]"

Raggiungere il Museo della Follia sull'isola di San Servolo a Venezia in occasione del vernissage dedicato al Comfort Food dell'artista newyorkese d'adozione Henry Hargreaves (sua prima personale fuori dagli USA) mi ha indotta a risfogliare l'Elogio della Pazzia di Erasmo da Rotterdam. Il capitolo che unisce pazzia e conviti ben si addice all'evento cross mediale inaugurato il 6 settembre proprio là dove nel 1725 fu istituito il manicomio maschile veneziano, divenuto ora uno straordinario centro accademico e culturale polifunzionale.

Rainbow: rielaborazione degli chef dell'immagine dell'artistaRainbow: rielaborazione degli chef dell'immagine dell'artistaChef del calibro di Pietro Leeman, Andy Luotto e  Pierchristian Zanotto si sono confrontati raccontando il loro percorso di vita, la loro interpretazione dell'idea di cibo-conforto e dell' "ultima cena" dei condannati a morte statunitensi. La loro personalissima filosofia culinaria è stata resa concreta attraverso piatti molto suggestivi e diversi fra loro, presentati al party del vernissage e preceduti da video-racconti che sintetizzano con grande efficacia il loro approccio al tema centrale dell'evento.

 Due, a mio giudizio, gli aspetti più significativi della giornata inaugurale: in primo luogo, il grande equilibrio fra soggetti e oggetti protagonisti. Le opere in mostra sono state sapientemente valorizzate e l'artista newyorkese è stato subissato da interviste, fotografi e stuoli di fans in un clima da red carpet (è peraltro un ex modello di Ralph Lauren di disarmante bellezza), ma tutto ciò non ha messo in ombra la carismatica presenza degli chef né l'eccellenza dei loro piatti di grande originalità.  Alle mostre di solito il cibo accompagna i buffet in modo rituale e quasi accidentale, mentre in quest' occasione esso ha saputo assumere il ruolo di protagonista, declinato nelle sue più svariate espressioni artistiche.

Secondo elemento di interesse l'incontro-scontro fra  titani del gusto così diversi fra loro, manifestatosi anche nella provocatoria e simpaticissima querelle tra Luotto e Leeman sull'approccio al "pane e latte": Luotto passionale, sanguigno, cresciuto a Brooklyn, con un cuore ancora molto black; Leeman quasi un asceta, serio, calibrato, che scandisce i pasti al suono del gong.  Assisteva divertito alle provocazioni dei due colleghi  Pierchristian Zanotto, solare, dolcissimo, disponibile, Green Chef attento nella scelta degli ingredienti a basso impatto ambientale e impegnato pure nel sociale con un progetto in Kenia a favore delle donne.  I video-racconti dei tre personaggi sono visibili cliccando su http://contest.artmovie.it/

Il tributo al tema del Comfort Food avviene al Museo della Follia in un percorso espositivo che, come ci spiega Chiara Casarin curatrice della mostra, accompagna il visitatore " in un viaggio emotivo attraverso tre simboliche tappe". Dalla vorace quotidianità delle opere appartenenti alla serie Rainbow e Deep Fried Gadgets, alla curiosità di fronte alle eccentriche richieste gastronomiche di alcune notissime pop star nell'attimo prima di lanciarsi sul palco, per giungere infine ai desiderata della serie " No Seconds", i pasti che precedono la pena capitale.

E' un percorso spirituale in salita in cui ci si nutre inizialmente di tecno- junk food con pancake multicolore e Game boy fritti; ci si incuriosisce di fronte alla richiesta di quell'essere inquietante, pesantemente truccato e con lenti a contatto da zombie che è Marylin Manson (la richiesta di gelatine a forma di orsetto prima di ogni concerto ne rivela un impensabile lato da bambinone); si rimane allibiti di fronte alle alette di pollo  accompagnate da intere teste d'aglio richieste dalla sensuale Beyoncé;  si percorre infine attoniti una sorta di via crucis, osservando i pasti richiesti da alcuni condannati a morte insieme con la descrizione dei loro delitti. C'e anche "the last supper" dei nostri Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (caso ancora aperto). Joan Baez ringrazia, e noi con lei.
Da non perdere. Fino al 24 novembre. Venezia. Isola di San Servolo.

Harry Hargreaves: per la prima volta in Europa con la mostra No seconds Comfort foodHarry Hargreaves: per la prima volta in Europa con la mostra No seconds Comfort food

 

 


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