cibo, vino e quantobasta per essere felici

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Informazioni sui cookie

Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, ti informiamo che questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Attraverso i cookie possiamo personalizzare la tua esperienza utente e studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

Cookie Policy

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Colore d'ordine: arancione

Al Noè si parla di “orange wine”: note storiche, note olfattive, aromatiche e cromatiche, nonché note musicali.
Sabato 15 novembre a Gradisca d’Isonzo si consegnano anche interessanti premi. Nuove collaborazioni con Ersa.
Sono vini bianchi vinificati in rosso, alcuni li chiamano macerati, ma da qualche anno dagli Stati Uniti è arrivata una definizione onnicomprensiva: “orange wine”. Non tutti questi vini sono, in verità, color arancione, alcuni sono ramati, altri hanno tonalità dorate o ambrate. Il Gran Premio Noè, che dal 1965 anima Gradisca d’Isonzo e l’enoteca regionale “La Serenissima”, ha voluto affrontare un tema d’attualità nel mondo del vino. Infatti, questo metodo di vinificazione, seppur con radici antiche, è tornato ad essere applicato da alcuni viticoltori della Venezia Giulia: Gravner, Kante e Radikon, circa trent’anni fa. Ora si organizzano annualmente dei Festival dedicati agli “orange wine” a Izola (Isola d’Istria) in Slovenia, a Vienna e in altre città europee. Lo scorso marzo, su una rivista tedesca di settore è uscito un articolo dal titolo “Ribolla Oslavia. Die Mutter des Orange Wine”: il Friuli Venezia Giulia e l’Isontino, in particolare, sono la madrepatria di questi vini. Dunque se ne parlerà nell’ambito del Premio Noè nella sala “Bergamas” nell’omonima via. Dopo gli interventi delle autorità regionali e provinciali e la consegna, da parte del sindaco Linda Tomasinsig e del vice sindaco Enzo Boscarol, di statuette e targhe alla famiglia del centenario Livio Felluga, al vignaiolo Franco Toros, alle aziende “Tiare” e “Masut da Rive”, nonché al Consorzio Collio, viene dato spazio ai sensi. L’assaggio avverrà solo al termine del convegno, prima si ascolteranno le storie narrate da Gigi Brozzoni, curatore della guida “I vini di Veronelli”. Si scoprirà  il successo dell’Orange Wine Festival a Vienna, da Egon J. Berger, dove due settimane fa i produttori di vini macerati della Mitteleuropa erano più di ottanta. Altre considerazioni verranno da Lorenzo Ruggeri, curatore della guida ai vini del “Gambero Rosso” e da Liliana Savioli del mensile qbquantobasta e della guida agli autoctoni del Tci “Vini Buoni d’Italia”. Ascoltando le note musicali, anzi le “Enoarmonie” nella sinestesia di Andrea Rucli al pianoforte, accompagnato dal violoncello, si affronta il tema attraverso gli altri sensi. Note olfattive e considerazioni filosofiche dal maestro profumiere Lorenzo Dante Ferro, note cromatiche fra pietre preziose e vini altrettanto pregiati nell’interpretazione della gemmologa udinese Federica Quaglia. Il talk show sarà presentato da Sabrina Vidon e condotto dal giornalista Stefano Cosma che dirige il Noè. Al termine, presso la vicina enoteca degustazione di alcuni dei vini macerati prodotti nelle province di Gorizia e Trieste, nella vicina Slovenia e nell’Istria.



Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.

Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

Gli articoli più letti degli ultimi sette giorni:
(questa finestra si chiuderà automaticamente entro 10 secondi)