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Sarde a beccafico. Perché si chiamano così?

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Da dove nasce il nome di questo piatto tipico della cucina siciliana?  Sardi a beccaficu deriva giustappunto dai beccafichi, volatili della famiglia dei Silvidi. In passato i nobili siciliani li consumavano, dopo averli cacciati, farciti delle loro stesse viscere e interiora. Il piatto era gustoso ma inavvicinabile al popolo in quanto bene di lusso. I popolani siciliani ripiegarono quindi sulle materie prime che potevano permettersi, come le sarde. Per imitare il ripieno d'interiora utilizzarono la mollica di pane, qualche pinolo e poco altro.

Ecco a voi la ricetta dello chef Marcello Valentino

 

Ingredienti per 4 persone

12 sarde fresche sfilettate

1 cucchiaio di uva passa

6 fette di pane raffermo grattugiato

1 cucchiaino di scorza grattugiata di arancia o limone

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

2 cucchiai di pinoli tostati 

20 g di caciocavallo semi stagionato

olio extravergine di oliva (varietà Nocellara)

½ bicchiere di vino bianco

50 ml di brodo di pesce filtrato

pepe nero da mulinello q. b.

sale affumicato q. b.

foglie di menta q. b.

succo di arancia o limone q. b.

 

Preparazione


In un robot da cucina, versare tutti gli ingredienti (tranne le sarde, il vino e la menta) e miscelare fino a ottenere un composto molto soffice e profumato.
Riempire le sarde sfilettate, e, prima di avvolgerle su se stesse, aggiungere qualche goccia di succo di agrume. Collocarle su una teglia antiaderente (o su carta forno) una accanto all’altra. Versare il mezzo bicchiere di vino e mettere in forno, a 180 °C.

Cuocerle, per i primi 10 minuti, con un coperchio (carta da forno oppure di alluminio) e successivamente, per altri 10 minuti, a teglia scoperta.

Qui sotto un'immagine di una ricetta sempre dello chef Valentino tratta dal blog di Luciano Pignataro: Sarde con cous cous

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