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Le nuove filiere agroalimentari. E non solo

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Da tempo consideriamo le filiere agroalimentari come processi a tutela della qualità dei prodotti regionali o nazionali, in molti casi li consideriamo sinonimo di prodotti a km 0.  Durante il periodo del #restateacasa ho scoperto che le filiere agroalimentari sono molto di più: coinvolgono attori che in molti casi rimangono dietro le quinte, o che non abbiamo, da consumatori, mai preso nella giusta considerazione. 

 

Abbiamo potuto verificare soprattutto tramite i webinar che se un solo ingranaggio si ferma o si inceppa, il prodotto non può arrivare sulle nostre tavole. Abbiamo scoperto quante forze e quante attività servono per poter garantire a ognuno di noi, la propria quotidianità. Nei mesi passati non è mai mancato nessun approvvigionamento alimentare, nonostante tutto. Dietro questo risultato ci sono numerose persone che non hanno mai mollato, che hanno portato avanti il proprio impegno, nonostante il timore del contagio e le difficoltà operative.

Penso agli agricoltori, ai viticoltori, agli ortolani, agli allevatori, agli apicoltori e a tutti quei professionisti che lavorano a diretto contatto con il mondo agricolo. Ma anche ai meccanici, ai ricambisti, agli elettricisti a chi ha fatto le consegne, a chi ha trasformato i prodotti, a chi li ha confezionati e imballati, a chi si è occupato delle vendite. E naturalmente ai cassieri e alle cassiere dei supermercati!

Abbiamo riscoperto la connessione tra mondi che sembrano distanti con la nuova consapevolezza che nulla e nessuno è isolato. Il blocco della mobilità, lo stop forzato a convegni, raduni, convention, gare sportive, campionati ha drasticamente annullato le presenze negli alberghi, hotel, ristoranti, bar, enoteche.
Ma c’è un altro aspetto che mi pare importante evidenziare: mentre il mondo quotidiano si era fermato, la natura ha proseguito il suo corso, come a ogni primavera è uscita dal letargo invernale, è sbocciata e rifiorita. Quest’anno in particolare si è presentata più vigorosa, quasi a voler manifestare tutta la sua bellezza e tutta la sua energia celebrando la vita. Eppure anche per il mondo produttivo agricolo il meccanismo si è inceppato come per gli altri settori, producendo subito una diminuzione  della domanda e il conseguente calo dei prezzi.

Il primo effetto negativo, per esempio, è stato per il prezzo del latte. Le vacche hanno continuato a produrre come sempre ma la filiera ricettiva dei bar, delle pasticcerie, delle cucine dei ristoranti si era fermata.

Tutto il movimento turistico era sparito in un attimo. Pensate in una Venezia, svuotata dai visitatori quale drastico calo dei consumi anche di carne, di verdure, di frutta, di miele, di vino. Abbiamo così scoperto quante persone raggiungevano ogni giorno l’Italia durante tutto l’anno. Quanti stranieri visitavano città, musei, spiagge, montagne, in luoghi storici, scavi archeologici, opere monumentali. Per conoscere da vicino il nostro stile di vita creativo, la nostra socialità contagiosa, il nostro stare a tavola così golosamente variegato da zona a zona, le nostre tradizioni così radicate nei territori e così diverse da paese a paese. Il nostro made in Italy da toccare con mano e da vivere in presa diretta in loco, perché un aperitivo al tramonto in città o in campagna ha un valore difficilmente esportabile. La convivialità di una cena è difficile da spiegare, come il piacere del nostro stare in compagnia, del nostro conversare.

La filiera comprende anche tutto il nostro essere italiani, quello stare insieme vivendo la piazza, la compagnia di parenti e amici, di feste, compleanni, brindisi. Custodiamo e valorizziamo questa grande filiera magari migliorandola e perfezionandola con il nostro ingegno e la nostra fantasia. Un’opportunità che non possiamo permetterci di sprecare.

Articolo pubblicato sul numero di agosto 2020 sul mensile qbquantobasta 


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