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Arriva l'inverno: e le api?

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Fausto Delegà e Ulrike e i loro alveari di territorioFausto Delegà e Ulrike e i loro alveari di territorioLe api in inverno: è un concetto che la gente non considera, è poco moderno…Ho parafrasato il titolo della bella canzone di Ruggeri per cercare di raccontarvi alcune cose strane che accadono, spesso a nostra insaputa, nel buio degli alveari, quando la stagione fredda elimina dai voli api, vespe, mosche e altri oggetti volanti fin troppo identificabili…Ma veniamo alle domande che spesso mi sento fare e che ricorrono tra  quelle  che sorgono spontanee quando ci si avvicina ai mieli, quando inizia ad innescarsi nelle persone la passione mellifera; mai mielosa spererei e nemmeno melensa: sono due aggettivi  legati al miele non propriamente... simpatici.  Che fine fanno le api in inverno? Le portate al riparo? Vanno in letargo? Muoiono? Le riscaldate?  Queste alcune domande che mi sono sentito spesso porre. Provo a raccontavi alcune cose, perciò, di modo che molti di voi vengano edotti, altri rassicurati sul cosa accade in inverno alle nostre amiche ronzanti.

Quando la stagione dei mieli volge alla fine, e a seconda delle zone la data della fine può variare anche di parecchie settimane, noi apicoltori iniziamo un periodo che si può definire di training invernale, cioè di preparazione delle famiglie ronzanti alle dure condizioni che le aspetteranno nei mesi freddi. La prima cosa che facciamo è dar loro il " gasolio" o il "carbone" o "la legna", in  parole povere in combustibile per  accendere le stufe. No, non sono impazzito: ho solo usato una forma simil-allegorica per dire che le api in inverno si scaldano. Si scaldano tra loro usando il loro combustibile perfetto: il miele. Perciò la prima cosa da verificare e da ricostituire sono le loro scorte di miele. Come? Nutrendole. Come si nutrono le api?
I sistemi usati sono molteplici. Innanzitutto cercando di lasciare loro, ma non tutti lo fanno, più miele possibile di quello da loro stesse prodotto nella stagione di bottinatura-raccolta appena terminata. Se ciò non bastasse, e quasi sempre non basta, si inizia a nutrire le api con miscele liquide che ogni apicoltore prepara a base di mieli, residui invenduti degli anni precedenti,  zuccheri di vario tipo preparati in genere con ricette personalizzate. La scorta di combustibile dolce per accendere le "stufe" invernali. Nessun fuoco, nessuna combustione visibile. Il fuoco, le api, ce l'hanno dentro. Un fuoco che potremmo definire " fuoco della passione", ma che forse sarebbe meglio chiamare " fuoco d'amore fraterno".
Accade tra le api, ricordo che tra loro sono tutte sorelle o sorellastre, un fenomeno strano, quasi magico che si chiama "Glomere". Un ammasso di decine di migliaia di api tutte strettamente in contatto l'una alle altre in una specie di palla viva, un pianeta ronzante, con al centro nel suo nucleo la regina. Questa palla di vita al suo interno rimane costantemente, per tutto l'inverno, a quasi 30 gradi in modo che la regina e gran parte delle api interne al Glomere siano sempre al caldo vitale che permette loro di superare l'inverno esterno rigido e gelato. E il fuoco, direte voi? Facciamo ancora insieme, se mi volete seguire, un passo indietro. Andiamo a un tempo nel quale noi esseri umani non esistevamo, ma le api sì. Loro, riunite in tanti super organismi-sciame, la cui intelligenza collettiva era ed è molto più della somma delle intelligenze dei singoli, capirono che il sole, la stella dalla cui energia dipende la vita sulla terra, dialogava energeticamente con i fiori e gli alberi. Le api riuscirono a capire la sottile e precisa intelligenza nell'uso dell'energia solare dei vegetali. Loro, gli esseri viventi vegetali, catturavano l'energia vitale del sole dentro nettari e linfe. Le api, su invito colorato e profumato dei fiori e dei grandi alberi, presero  il "sole liquido" dei nettari e delle linfe e lo trasformarono in... mieli. Il miele divenne così il carburante di quella stufetta a energia solare che si chiama Glomere. Le api bruciano "miele di sole" dentro se stesse e producono calore. Il sole così torna a splendere in microscopici soli interni. Migliaia di soli in migliaia di api. Come? Le api, utilizzando e mangiando la loro scorta di sole incamerata nei mieli che loro hanno immagazzinato nei favi, usano l’energia del miele per far vibrare i loro muscoli più potenti: i pettorali del volo. Quelli che attivano e fanno vibrare sonoramente le ali che le sostengono in volo per chilometri. Questi muscoli potenti e speciali, allenati da ore di volo, possono essere scollegati dal battito alare e vibrare in stand by, senza volo, come fa un motore di aereo che si preriscalda in pista. In questo modo l'ape produce calore. Lo può fare per circa 30 minuti consecutivi poi cede, stremata. 
Deve riposare e inizia a dormire. Poi torna a rifocillarsi nuovamente. Intanto subito un'altra ape vicina prende il suo posto e inizia a sua volta a far vibrare i suoi muscoli e a scaldare. Così il bio-reattore solare a base di mieli non si spegne mai. Non ci credete? Date un occhiata a questo video eccezionale che mostra fino a che punto i le api possono "riscaldarsi" avendo catturato nei mieli il sole: http://youtu.be/TweWNS3-GmA.
Quando assaggiate i vostri mieli riscaldandovi nei mesi freddi usate anche voi la benefica energia che il sole e le api hanno nascosto dentro di loro.Nessuna scoria, nessun fumo, nessun inquinamento in questo " fuoco della vita". Solo vita calda da miele nell'inverno delle api.


Fausto Delegà
Autore: Fausto Delegà

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