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Perchè le favette si mangiano per la festa dei Morti?

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Lo sapevate che le favette sono inserite nella PAT, lista dei prodotti agroalimentari tradizionali giuliani? Del resto sono dolcetti di origine antichissima nati per simboleggiare la commemorazione dei defunti durante la festa dei Morti. Dolcetti rotondi, a base di mandorle bianche, miele, uova, zucchero e liquore, la cui invenzione, dice la storia o vuole la leggenda, risalirebbe al 1860, in occasione dell’inaugurazione del Castello di Miramare a Trieste, quando palline morbide dolci e colorate vennero offerte a tutti gli invitati.

Ma perché si chiamano “favette dei morti”? Nell’antichità si riteneva che le fave potessero mettere in comunicazione il mondo dei vivi con quello dei morti (per le radici lunghissime della pianta che arrivano in profondità nel terreno, ma anche per il colore del fiore della fava, bianco con macchie nere, macchie che richiamerebbero la lettera Tau prima lettera di “Tanathos”, che significa  “morte”, certo che la fantasia non manca a chi vuole darsi delle spiegazioni).

Le tre colorazioni delle originali favette triestine simboleggerebbero il ciclo vitale: il bianco indica la nascita, il rosa la vita, il marrone la morte. Gli ingredienti variano a seconda del colore, ma l'impasto è perlopiù a base di mandorle bianche pelate e macinate unite allo zucchero, uova, miele, farina di riso, maraschino, acqua di rosa e cacao.

Le immagini sono della pasticceria Eppinger e fanno parte di un articolo ad hoc che abbiamo dedicato all'argomento sul nostro mensile qbquantobasta. 


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