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Come adottare una cinta senese

Adottare una cinta senese. Dopo la notizia tratta da Facebook leggete il commento tratto dal sito enotime.

Gustosa novità per gli appassionati della buona tavola a Monteroni d’Arbia dove è possibile adottare un maialino di Cinta senese direttamente dall’allevatore. A realizzare il progetto la fattoria Il Colle di Nicola Zanda, imprenditore Coldiretti che ha sposato la vendita di filiera corta per andare incontro alle esigenze dei consumatori e del suo allevamento.

“La cinta senese è la mia passione – spiega  Nicola Zanda -, nella mia azienda ho creato un laboratorio per trasformare la cinta macellata in prosciutti e insaccati tipici della tradizione senese. I consumatori sono molto contenti del prodotto ma soprattutto – sottolinea Zanda - gradiscono il prezzo e la convenienza dell’acquisto diretto senza ricorrere ai numerosi passaggi di filiera che fanno lievitare il costo finale di salumi e carne”.

Le adozioni per sostenere le aziende agricole, ma anche avere prodotti biologici, genuini e di sicura provenienza, stanno diventando la nuova frontiera del consumo. “Presto partiranno altri progetti di adozione – spiega Fausto Ligas, presidente di Coldiretti Siena – che regaleranno al consumatore la possibilità di partecipare attivamente al processo produttivo dell'azienda, anche attraverso il web, magari con un collegamento diretto con la webcam”.

Che si tratti dell'orto, del maiale o dell'albero da frutto, la formula dell’adozione è sempre la stessa: il consumatore paga una rata variabile che dà diritto ad avere i prodotti del proprio piccolo e che servirà all'azienda agricola per far fronte ai costi e salvaguardare agricoltura e allevamenti tipici del territorio. Per allevare la cinta senese, infatti, maiale che vive solo allo stato brado, occorrono ampi spazi e zone boschive. Elementi che rendono uniche le carni di cinta, le ghiande e tutto ciò che trovano nel sottobosco, regalano gusto e profumi unici che distinguono la cinta dai comuni maiali large white e anche dal cinghiale. 

 Fattoria il Colle, località Il Colle 18, Ville di Corzano (Monteroni d’Arbia, Siena) te. 0577.377024.

Qui sotto un commento sullo stesso argomento tratto dal sito www. enotime.it

Se in questa rubrica non fosse ammessa la pubblicità comparativa non potrei scrivere quest’articolo. Infatti sto per parlare male di due razze di maiali al solo scopo di parlar bene di una terza. La prima delle due è oramai un cult. Tutti quelli che ardiscono definirsi gastronomi ne hanno assaporato più volte le carni, esternando grande compiacimento; si tratta della cinta senese. Purtroppo per me non sono d’accordo con tutti quelli che la glorificano.

La cinta è una razza difficilissima; deve avere molto, ma molto spazio, un’alimentazione attenta che prevede ghiande e tutto quanto può essere trovato in un bosco (per questo ha bisogno di tanto spazio) ma anche qualcosa di più consistente, che gli permetta un giusto, graduale ma non eccessivo accrescimento.

Nel migliore dei mondi possibili la carne di cinta è nettamente superiore come gusto a quella del miglior large white, ma non è assolutamente asciutta come quella del cinghiale. Purtroppo il migliore dei mondi possibili è per noi questo, dove allevare bene una cinta è quasi impossibile. Intendiamoci. Se uno ha un bel bosco recintato e ci mette dentro due o tre maiali di cinta avrà delle carni eccezionali. E’ quando i numeri aumentano che i problemi vengono fuori. Con tutte le cinte che si allevano oggi ci vorrebbero i boschi di mezza Toscana per avere carni all’altezza dei prezzi che si pretendono.

Il secondo indiziato è il large white, in altre parole il classico maiale da allevamento. In realtà lui non ha colpe; l’assoluta insipienza delle sue carni è sempre data dai tempi e dai modi di allevamento. Per questo non voglio infierire e passo oltre, ad una bella storia d’amore. C’era una volta, molti anni fa (mettiamo sessanta, più o meno all’epoca dell’arrivo dei primi large white negli allevamenti italiani) un bel maiale di razza large white arrivato da poco in Italia; non parlava bene la lingua ma era un porco di classe e sopperiva con altre arti alla non conoscenza del linguaggio. In più era anche un maiale fortunato; non si trovava in uno di quegli allevamenti intensivi dove non si riesce a muovere un passo ma le sue grasse zampotte si muovevano su morbida terra toscana, all’interno di un recinto piuttosto ampio e pieno di tante cose buone. Ma in quel momento il nostro maiale non pensava a mangiare; aveva appena adocchiato una maiala mai vista prima, tutta nera con una fascia bianca.

 Sarà stato il colore, sarà stata l’elegante fascia bianca che la snelliva nonostante i suoi 280 chili ma il nostro si innamorò perdutamente di quella cinta senese che a sua volta resistette ben poco alle arti amatorie dello straniero.

Convolarono così a giuste nozze e dopo pochi mesi erano entrambi in trepida attesa della prima progenie. Nel frattempo facevano progetti. "Saranno tutti fasciati di bianco, eleganti come te" diceva lui. Lei invece sperava che almeno uno o due fossero bianchi come il latte, anche perché sapeva per esperienza personale che la vita per i "coloured" non è certo facile. Ma la natura giocò loro un bello scherzo.

 I maialini erano tutti grigi. Avevano l’intelligenza sveglia del padre e la paciosa eleganza della madre, ma in quanto a colori non ci si spostava dal grigio. Visto però che erano tutti in salute e crescevano che era una bellezza, babbo e mamma se ne fecero una ragione e si misero subito di buona lena a progettarne altri. Nella realtà è accaduto praticamente la stessa cosa. Il grigio senese è un maiale che proviene dall’incrocio di large white maschi con cinte senesi.

 

I primi esemplari risalgono agli anni cinquanta dello scorso secolo e da allora questo incrocio ha rischiato più volte di estinguersi proprio per mancanza di… madri. Infatti la cinta è tornata di moda da nemmeno 10-15 anni e gli incroci con i large white sono ripresi da poco tempo. Quasi tutti gli allevatori di cinta senese hanno anche qualche grigio.


 

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