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Conoscete la Pitina?

Le Valli Pordenonesi, più precisamente Val Tramontina, Valcellina, Val Colvera, custodiscono orgogliosamente e valorizzano un prodotto della gastronomia del passato: la Pitina (chiamata anche, a seconda della vallata, Peta, Petina o Petuccia), ancora oggi descritta come una specie di polpetta, di dimensioni un po' più grandi. La Pitina è fatta di carne magra di capra, pecora o montone (un tempo si usava anche quella di ungulati selvatici: cervo, daino capriolo) tritata e impastata con una concia di sale, pepe, finocchio selvatico o altre erbe, che viene pressata a forma appunto di polpetta, passata nella farina di mais (quella da polenta) e quindi fatta affumicare. Un tempo l'affumicatura veniva effettuata nel camino di casa (il fogher o fogolar), oggi in apposito affumicatoi (un'operazione che ha la durata di 3-4 giorni). Le “pitine” costituivano un tempo la “riserva” di carne, da far durare anche per mesi. Oggi la Pitina è una squisitezza ricercata dai buongustai: consumata cruda, affettata sottile, o cotta nel tradizionale piatto che la vede accompagnata dalla immancabile polenta.

 

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