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Palù di Livenza Museo aperto il 25 aprile

Il Museo archeologico del Castello di Torre (PN) il 25 aprile è aperto dalle 15 alle 18 con approfondimenti sul Palù e il neolitico. Nel sito palafitticolo neolitico (patrimonio Unesco) del Palù di Livenza, continuano gli scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia: i reperti sono conservati al Museo Archeologico di Pordenone. L'incontro farà infatti il punto sulle nuove scoperte e sui materiali rinvenuti. E' disponibile gratuitamente in museo una piccola brochure su tutti i siti palafitticoli che appartengono al sito seriale Unesco pubblicata da poco. Parallelamente a questa visita sarà effettuato un laboratorio per i più piccoli su alcuni reperti particolari del Palù: le cosiddette "pintadere", termine spagnolo che sta a indicare dei piccoli oggetti (preistorici ma non solo) in terracotta, praticamente degli stampi, di forma diversa, che servivano per imprimere sulla pelle o sui tessuti motivi decorativi come quelli dei moderni tatuaggi. Ogni bambino potrà quindi fabbricare per sé uno o più timbri, con il motivo decorativo preferito. 

Vinitaly cinque nostre pillole

Vinitaly 2019. La quantità di etichette e produttori è elevatissima. Riassumere il tutto sarebbe impossibile. Così ho deciso di presentarvi una piccola - per non dire minuscola - panoramica di vini che hanno attirato la mia attenzione. Comincio il percorso gustativo dalla fresca conca bolzanina con Franz Haas – Alto Adige, Bolzano. Un vino che fa emergere appieno l’eleganza delle uve altoatesine a bacca bianca.

Manna 2017
Uvaggio di Riesling renano, Chardonnay, Gewürztraminer, Kerner, Sauvignon.
Luminoso abito paglierino. Al naso sprigiona note di frutta tropicale, emergono papaia e litchi su uno sfondo di citronella e fiori di sambuco. Buona freschezza e un tocco di sapidità sono in equilibrio con la morbidezza, in chiusura ripropone toni agrumati di pompelmo. Ottima bevibilità.

Villa Mongalli – Umbria, Perugia
Preziosa perla bianca tra i rinomati vigneti umbri dove il Montefalco Sagrantino fa da padrone.
Trebbiano Spoletino 2017
Vitigno a bacca bianca storicamente utilizzato negli uvaggi per migliorare il Grechetto, riscoperto da una decina di anni, oggi viene valorizzato vinificandolo in purezza.
Paglierino di pregevole intensità. Naso fine e elegante, con profumi di mimosa, calendula e melissa, su uno sfondo fruttato di ananas e papaia. Infine spunti aromatici di salvia. Sorso caldo e avvolgente bilanciato da un’ottima spalla acido-sapida, chiude lungo con ricordi agrumati.

Badia di Morrona –Toscana, Pisa
Tre sfumature di Sangiovese per vini altamente rappresentativi della tradizione toscana.
Chianti i Sodi del Paretaio 2017
85% sangiovese, 10% Merlot e 5% Syrah affinamento in acciaio e bottiglia.
Rosso rubino carico, profumi primari di ciliegia, frutta rossa matura, confettura di frutti rossi, in bocca è corrispondente e vivace, dimostrando la sua giovinezza attraverso un sorso fresco e dal tannino ancora un po’ spigoloso. Di facile beva, perfetto con un tagliere di salumi toscani.

Chianti i Sodi del Paretaio Riserva 2016
100% Sangiovese 12 mesi affinamento in botti da 44 ettolitri.
Veste rubino. Naso concentrato, ma non aggressivo; profumi eleganti di confettura di ciliegia, fragola e lampone, seguiti da ricordi di tabacco, sottobosco e caffè.
Dinamico e avvolgente al sorso rivela ottima struttura e un tannino ben integrato, accompagnato da viva freschezza. Gustoso finale fruttato.

Vigna Alta 2016 Terre di Pisa
100% Sangiovese affinamento di 30 mesi di botte grande.
Rosso rubino vivace. Impatto olfattivo immediatamente fruttato di prugna e marasca proseguendo con riconoscimenti di cipria e polvere di cacao. In bocca è saporito, pieno con tannini pronunciati che bilanciano la parte pseudo calorica. Epilogo persistente e garbato.

Attilio Contini - Sardegna, Oristano
Quando l’ossidazione da difetto diventa pregio.
Vernaccia di Oristano Riserva 1995
Matura per almeno 15 anni in caratelli di rovere e castagno, tenuti scolmi per consentire lo sviluppo del flor: caratteristico velo di lieviti che protegge il vino da un’eccessiva ossidazione.
Ambra intenso con nuance ramate. Impatto aromatico sfaccettato e seducente: svanito l’iniziale velo etereo compaiono uva passa, miele di castagno, albicocca essiccata e ricordi di colori a olio.
Assaggio morbido e asciutto, dominato inizialmente da una nota alcolica integrata da una ravvivante sapidità. Lunga persistenza amaricante.

Ferruccio Deiana – Sardegna, Cagliari

Dolce nettare degli Dei che racchiude il calore e la vivacità della Sardegna.
Oirad 2015
Uvaggio in parti uguali di Nasco, Malvasia bianca e Moscato bianco.
Luminosa veste topazio. Apre con un bouquet affascinante declinato su miele millefiori, caramella d’orzo, pesca sciroppata; impreziosito da una nota tostata di croccante alle mandorle incorniciata da eleganti richiami di zagara e zafferano. In bocca è ammaliante, rotondo e di misurata dolcezza, ravvivato da spiccate note di freschezza e da una tonificante sapidità che calibra la beva. Sfuma lentamente su ricordi di frutta esotica candita.

 

SAPORI PRO LOCO: EDIZIONE 2019

SAPORI PRO LOCO: EDIZIONE 2019. Il conto alla rovescia ha avuto inizio: l’edizione 2019 di Sapori Pro Loco, la grande festa delle tipicità enogastronomiche del Friuli Venezia Giulia, si terrà a Villa Manin l’11-12 e 17-18-19 aprile. Nell’attesa di scoprire il programma, che sarà presentato nella conferenza stampa del 7 maggio nella sede della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Udine alle 11.00, si può già dire che non mancheranno le occasioni per gustare delle autentiche leccornie. “Infatti - ha dichiarato Valter Pezzarini, presidente del Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale Pro loco d’Italia che organizza la manifestazione - saranno come ogni anno un centinaio le proposte tra piatti tipici, vini e birre del territorio. Aspettiamo migliaia di persone nel complesso dogale per una vera festa adatta a tutte le età”. Da sottolineare anche come, a fronte di un dibattito sull’utilizzo della plastica monouso che si sta consolidando solo in questi mesi in Italia, Sapori Pro Loco sia all’avanguardia per questo aspetto già da diverso tempo. “Crediamo - ha concluso Pezzarini - nel valore del rispetto della natura: per questo già da 10 anni utilizziamo piatti e posate compostabili nonché abbiamo una gestione dei rifiuti che permette di differenziarli prima del conferimento. Siamo un’Ecofesta, marchio dell’Unpli, l’unione delle Pro Loco d’Italia, che certifica quelle realtà attente all’ambiente: un riconoscimento del quale siamo orgogliosi”. 

Lambertina lo strudel e l'oca golosa

“Lambertina”, il dolce ufficiale del merletto goriziano, ha consentito alla pasticceria L’Oca Golosa di Gorizia di entrare nell’olimpo delle pasticcerie italiane, in quanto giudicata tra le torte più innovative della penisola. Valentina De Luca, che gestisce la pasticceria goriziana insieme al fratello Federico e al compagno Francesco Pizzigallo, è infatti una dei cinque finalisti del prestigioso contest Miglior pasticcere under 35. Il concorso promosso da Italian Gourmet, in collaborazione con Agrimontana e Irinox, rappresenta un’occasione importante per gli under 35, di dimostrare le proprie capacità nel creare un cake innovativo, diverso dal solito, dove la creatività e il gusto, ma non solo, sono protagonisti. La Giuria presieduta da Gino Fabbri, maestro di pasticceria di fama internazionale, a suo insindacabile giudizio ha selezionato i cinque finalisti.

Tra questi appunto “Lambertina”, nata nel febbraio 2018 in base a una ricetta che compendia il gusto della tradizione dolciaria di Gorizia. In un guscio di friabile pasta frolla è contenuto un ripieno che amalgama sapientemente i sapori della tradizione dolciaria locale; decorata all'esterno con la trama del Merletto Goriziano realizzata in pasta di zucchero. Il nome del vincitore del concorso si conoscerà lunedì 20 maggio, nella finale del World Pastry Stars 2019 a Milano. 

L’Oca Golosa è anche in gara per la Strudel Cup, organizzata da Luigi Biasetto, campione del mondo di pasticceria: lo strudel sfornato nella pasticceria di corso Italia è stato giudicato tra i 50 più buoni della penisola. Due qualificazioni che rendono merito alla passione, all’impegno e alla voglia di sperimentare dei tre giovani pasticceri, sempre nel rispetto della tradizione e degli ingredienti genuini e del territorio. Martedì 23 aprile 2019 a Folgaria ci saranno le semifinali e venerdì 26 le finali del campionato di strudel, volto a dar lustro a uno dei dolci più celebri della cucina italiana.

L’Oca Golosa gareggia in questo caso con uno strudel che assomma le caratteristiche di Gorizia città di confine, con una cucina dalle forti contaminazioni mitteleuropee. La pasta sfoglia raccoglie un ripieno tradizionale di diversi tipi di mele creato ad hoc, pinoli italiani tostati in padella con burro di Normandia, uvetta sultanina macerata in grappa di vinacce friulane, tutto legato e insaporito con confettura di albicocche e profumo di scorza di limoni di Sicilia e cannella. Uno strudel da servire rigorosamente caldo, con una spolverata di zucchero a velo.
Per L’Oca Golosa un’altra soddisfazione è arrivata da Goloasi.it, portale di riferimento del settore: nella lista delle colombe artigianali più buone d’Italia l’unica rappresentante del Friuli Venezia Giulia è proprio quella preparata nella pasticceria goriziana.

Masterclass BRDA HOME OF REBULA

MASTERCLASS Brda, home of rebula - VINITALY 2019. Dopo il successo delle edizioni di Brda Home of Rebula, tenutesi negli anni scorsi a Vila Vipolže e all'edizione 2018 del Vinitaly, è stata riproposta anche alla 53a edizione, una Masterclass dedicata al vino simbolo della Goriška Brda e del Collio goriziano, la Ribolla Gialla - Rebula. L’evento era riservato a un pubblico di esperti del settore, giornalisti e blogger. Noi di qbquantobasta, da sempre attenti alle evolzuioni del mondo del vino sloveno, non potevamo mancare.Di questo vitigno autoctono ne troviamo menzione storica già dal 1299. Oggi sono diffuse 4 varietà: (in italiano) Rebula verde, Rebula gialla, Rebula pazza, Rebula spargolo. Inoltre negli ultimi vent’anni sono stati selezionati 5 cloni in Slovenia. Affascinante nella sua complessa semplicità, la Ribolla ispira i produttori di vino con la sua freschezza e leggerezza, ma allo stesso tempo persuade anche come vino maturo, affinato in rovere o in qualsiasi altra botte o nelle anfore, vino macerato o di tipo orange wine, vino spumantizzato, ma anche come vino dolce prodotto con uve appassite.Ha fatto da moderatore Gašper Čarman due volte miglior sommelier europeo e mondiale. La sua passione l’ha portato a fondare quindici anni fa eVino, la prima enoteca online della Slovenia, che in un decennio è diventata un punto di riferimento qualificato e il più grande distributore di vini pregiati in Slovenia, realizzando anche un marchio di vini con il suo nome (Gašper).

Il prof. Denis RUSJAN, docente di viticoltura presso la Facoltà di Biotecnologia dell'università di Lubiana, descrive il concetto del “terroir” vitivinicolo. Termine usato per delineare un comprensorio nel quale si sviluppa una cultura collettiva delle interazioni tra un ambiente fisico e biologico identificabile, e le pratiche vitivinicole che vi sono applicate, che conferiscono caratteristiche distintive alla Ribolla Gialla. Con l’ausilio di slide, il docente ha descritto l’areale del BRDA con le sue caratteristiche e la formazione del suolo, il flysch (strati di marna/arenaria), della topografia, del clima (l'influenza del mare e dei venti), del paesaggio e della sua biodiversità. Dai grafici è balzato agli occhi, come nei ultimi decenni ci sia stato un innalzamento delle temperature medie nelle varie stagioni di 2-3°C, un fenomeno che comporta come risultato nei vini una maggiore gradazione alcolica. Un fattore da non sottovalutare e che potrebbe rivelarsi un problema nel prossimo futuro. Aleš Simčič, noto produttore assieme al padre Edi, si è soffermato su una descrizione delle metodologie di coltivazione del vitigno e della sua vinificazione. Ai partecipanti della Masterclass, una sessantina circa, sono state presentate tre batterie di Rebula, divise per tipologia.

La prima nella sua versione di vinificazione più semplice, con un affinamento in acciaio, un prodotto semplice, immediato, leggero e fresco:
MEDOT - Rumena Rebula 2018
ŠČUREK - Rumena Rebula 2018
DOLFO - Rumena Rebula 2017
ZANUT - Rebula 2016
In seconda batteria abbiamo trovato nel bicchiere cinque vini decisamente più strutturati e complessi, lo si notava da subito dal colore che non era più giallo paglierino dei precedenti ma di un colore che virava sul giallo oro. Vini che sono stati affinati in legno almeno in parte e che escono non prima dei due anni: 

JERMANN - Rebula Visvik 2016
FERDINAND - Rebula Epoca 2016 
EDI ŠIMČIČ - Rebula 2016
MARIAN ŠIMČIČ - Rebula Opaka Medana Jama Cru 2016
KLET BRDA - Rebula Bagueri 2015.


La macerazione sulle bucce è il comun denominatore dell’ultima batteria. Il colore marcato a volte opalescente del vino lo contraddistingue dai precedenti. Qui l’affinamento può avvenire in legno o anfora di piccole o grandi dimensioni. Qui la macerazione rende il vino complesso: a livello olfattivo note di erbe aromatiche, spezie, confettura fino alla cera d’api. All’assaggio un vino nettamente diverso, da un’uva considerata neutra troviamo una estrema complessità con note tanniche seppur leggere, un altro mondo, quello degli “orange”… nNcchia per i palati più esigenti.
KRISTIAN KEBER - Brda 2015
ERZETIČ - Amfora Belo 2015
RADIKON - Ribolla 2012
GRAVNER - Ribolla Gialla 2010

A ogni assaggio è intervenuto il produttore o un suo collaboratore, dando indicazioni sulla azienda e in particolare sul vino presentato. Luca Gardini, miglior sommelier del mondo 2010, ha condotto la degustazione rilevando con gli aspetti gusto olfattivi più identificativi di ognuna delle 13 ribolle presentate. A conclusione di questa intensa mattinata, Gašper Čarman ha rinnovato il prossimo appuntamento alla “3a ELITE WINE EXPERIENCE” che si terrà  dal 27 al 29 agosto 2019 nel Brda, dove verrà proposta una importante verticale di Rebula.

 

Verdure, Cucina Sana

Burger di carote

Un burger di carote è sempre un’ottima alternativa al classico burger di carne. Un secondo piatto con una spiccata tendenza dolce che piacerà sicuramente a tutti i componenti della famiglia! Provatelo all’interno del panino, in abbinamento a qualche verdura grigliata, un formaggio cremoso e qualche pomodorino secco, sarà un successo!

INGREDIENTI: • 200 g di soia gialla • 150 g carote • 2 patate piccole • 3 cucchiai olio evo • 1 cucchiaio lievito alimentare • curry qb • brodo vegetale • pangrattato qb • sale e pepe qb

PREPARAZIONE: In una capiente pentola a pressione, cuocere la soia in abbondante acqua per 60 minuti (verificare che la vostra soia non necessiti di ammollo). A piacimento, aromatizzare l’acqua con qualche rametto di rosmarino e di timo. Lasciare raffreddare.
*Nel frattempo grattugiare grossolanamente le carote e porle in un colino per circa 30 minuti.

*Lessare a parte le patate fino a renderle tenere e morbide. Lasciarle raffreddare. 

*Unire in un bicchiere da minipimer la soia cotta, le carote, le patate, l’olio evo, il lievito alimentare e il curry. Aggiungere due cucchiai di brodo vegetale per permettere al frullatore di affondare e rendere il composto morbido ma consistente e facilmente lavorabile. Nel caso fosse eccessivamente liquido, aggiungere uno o due cucchiai di pangrattato. Aggiustare di sale
*Formare i burger di carote e cuocerli in una capiente padella molto calda. Cuocere 2 minuti per lato a fuoco medio o comunque fino a completa cottura e doratura.

 

PASQUA 2019 - 5 MILIONI DI UOVA ARTIGIANALI

Asia della pastry chef Sonia BalacchiAsia della pastry chef Sonia Balacchi

OSSERVATORIO SIGEP: TRIONFANO QUELLE SALUTISTICHE E QUELLE ISPIRATE AL REGNO ANIMALE. uova decorate all’italiana. Di tendenza anche la pittura a olio su dolci Sonia Balacchi, prima Pastry Queen del mondo e unica italiana nominata ambasciatrice della pasticceria del Belpaese all’ONU raccomanda ottimo cioccolato con ingredienti di qualità, biologici e ricchi di antiossidanti. Ed è proprio su questa scia che nasce la sua proposta per la Pasqua 2019: l’uovo “Asia” un guscio di finissimo cioccolato bianco, arricchito con il colore e sapore caratteristico del the giapponese matcha biologico. All'interno, il ripieno di bacche di goji del Tibet, disidratate al naturale.

L’uovo di cioccolato firmato Stefano Laghi si schiude lasciando affiorare golosità. Il segreto è l'utilizzo della frutta secca, impiegata in varie maniere. Spinta creativa e proposta salutistica, visto il grande potere nutrizionale, sono le grandi qualità di questa frutta”. Sharon Coppola rappresenterà l’Italia a Pastry Queen 2020, il campionato mondiale riservato alle donne pasticcere di tutto il mondo, le cui selezioni si sono tenute a SIGEP 2019. ‘Rospetto’ è l’uovo che Sharon dedica alla prossima Pasqua, realizzato in cioccolato fondente e spruzzato con burro di cacao. La base richiama la forma tradizionale, ma poi l’uovo si tramuta in un simpatico anfibio.

 “UnicoRno” e “NaRvalo” sono le uova ideate dal maestro Roberto Rinaldini. Due animali fantastici, caratterizzati dal corno magico, sgusciano fuori dall’uovo, realizzato in cioccolato belga. Deliziosa anche la sua fashion egg bag.

Pittura a olio su dolci. Una disciplina che ha le sue radici nel China painting e nelle tecniche americane della pittura su porcellana, ma come ingrediente speciale utilizzo l'olio di mais e colori liposolubili”.

Da Napoli Francesco Boccia, campione del mondo di pasticceria nel 2015, conferma: “Decorazione all’italiana? E’ un must – dice – che sta ritornando di tendenza e rende riconoscibile il prodotto. E’ una tecnica di altissimo valore, che apprezzo e che deve avere una qualità altissima”. Boccia punta sulla colorazione naturale delle uova di cioccolato, prevalentemente giallo e verde, rosa e arancio. Le sue uova pasquali sono ribattezzate Uova di Pasqua alla coque. “E’ il trionfo del cioccolato – conclude per tutti il Maestro dei Maestri, Iginio Massari – Le nostre uova hanno la piacevolezza dell’assemblaggio dei colori, ma il cioccolato rimane sempre ben visibile, se al latte, bianco o fondente. Siamo tornati, inoltre, a nascondere le uova nel fazzoletto, un impacchettamento che viene molto apprezzato: alla sorpresa contenuta nell’uovo, si aggiunge la sorpresa di slegare il fazzoletto”.

 

qb pink

Archivi telematici e formazione a distanza per le DDV

BATTEZZATI DAI VERTICI DI VERONAFIERE ALLA FESTA DI FINE VINITALY I NUOVI PROGETTI DI FORMAZIONE «FUTURE» E «E-LEARNING» PROMOSSI DALLE DONNE DEL VINO. Una scommessa sul contributo che le donne del vino possono dare all’intero comparto enologico in termini di gestione delle imprese, di capacità comunicative e di relazione. Il lancio è stato fatto alla cena di fine Vinitaly, al Palazzo della Gran Guardia, dalla presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini e dal presidente di Veronafiere Maurizio Danese con il direttore Giovanni Mantovani, il brand manager Gianni Bruno e Stevie Kim, managing director of Vinitaly International.
Due i progetti con obiettivi diversi: il primo, «Future», è pensato come opportunità di formazione per le under 30; l’altro, «E-Learning», è rivolto alle wine business manager.
FUTURE è un archivio telematico con tutte le opportunità formative in cantine, enoteche, ristoranti, agenzie giornalistiche e di pr, studi di consulenza enologica, cioè in ogni segmento della filiera del vino. Sono proposte dalle aziende delle Donne del Vino alle under 30. Il progetto parte da un’idea di Alessandra Boscaini, delegata del Veneto. Lezioni, stage, corsi, visite didattiche, borse di studio: l’obiettivo è di offrire ogni anno un calendario di centinaia di opportunità formative diversificate e distribuite in ogni parte d’Italia. Mira a riunire in un solo database le attività esistenti. La creazione di un’offerta complessiva renderà più agevole, alle giovani leve, la ricerca di opportunità formative adatte alle loro esigenze in base alla tipologia di lavoro, la data e la regione. Le offerte formative verranno pubblicate in uno spazio del sito web

E-LEARNING è un progetto di formazione a distanza creata dalla società veronese WineMeridian-WinePeople per accrescere le performance degli addetti alla vendita del vino e specificamente delle donne. Punta a potenziare il naturale talento femminile nella comunicazione, nello storytelling e nel «procedere creando relazioni» come dice il professore di neuromarketing della IULM Vincenzo Russo descrivendo quel sistema di rapporti che consolida i rapporti di business trasformandoli in relazioni commerciali stabili. Due le proposte: un corso on line sarà rivolto a chi sta già lavorando nel mondo vitivinicolo e l’altro a chi desidera entrarci, sia come prima esperienza professionale sia come evoluzione, cambiamento della propria attuale attività lavorativa. I docenti sono: Fabio Piccoli, direttore responsabile di Wine Meridian, esperto di marketing del vino e di comunicazione internazionale; Lavinia Furlani, fondatrice di Wine People, counselor e coach aziendale, esperta di comunicazione e di percorsi identitari; Andrea Pozzan, fondatore di Wine People, esperto di risorse umane e di percorsi di vendita.
«È un tassello importante nell’ottica di una sempre maggiore internazionalizzazione delle cantine italiane guidate da donne, spiega Donatella Cinelli Colombini.. Stiamo lavorando per creare un network mondiale di donne che lavorano nel vino. A novembre, si terrà il primo Forum internazionale di donne del vino a Simei 2019, a Fiera Milano-Rho. Ci sta lavorando una commissione che avrà il compito di contattare e creare una rete con le associazioni femminili del vino di tutto il mondo: dalla Francia agli Usa, dalla Grecia all’Argentina fino in Australia sono tantissime le unioni di donne occupate nel mondo vitivinicolo con cu scambiare opportunità, canali di comunicazione per diffondere notizie sulle rispettive attività, viaggi del vino».

 

URBANIA - Pesaro Urbino - tradizioni pasquali

Crescia marchigianaCrescia marchigiana 

PASQUA A URBANIA TRA ARTE, TRADIZIONI CIBO TIPICO E GIOCO DELL’UOVO. Coratella d’agnello abbinata alla Crescia Brusca (la crescia al formaggio marchigiana), trippa, testina d’agnello, fagioli con le cotiche  il crostolo con gli affettati e formaggi locali sono solo alcuni dei piatti serviti Dalle 8 del mattino nelle osterie di Urbania, nella settimana Santa, per le tradizioni colazioni Pasquali. La piazza è teatro del tradizionale gioco del “Punta e Cul”, protagonista l’uovo, rigorosamente sodo, simbolo pasquale che rappresenta la rinascita e richiamo agli elementi della vita contadina. Mentre le sale di Palazzo Ducale troneggia il ritratto del Duca Maria Francesco I della Rovere, ritratto su tela di Tiziano Vecellio, simbolo della mostra sulle collezioni roveresche.

Gioco del punta e culGioco del punta e cul

“Punta e Cul” è un antico gioco popolare che nei giorni delle feste pasquali, torna ad animare la piazza centrale di Urbania e il Santuario di Battaglia. Una ventina di partecipanti si dispongono a cerchio, mentre le uova sode (in numero doppio rispetto ai partecipanti) vengono disposte a terra a forma di "S". Si procede con la conta per decidere chi inizierà il gioco, il sorteggiato sceglierà con attenzione l'uovo valutandone dimensione e consistenza.
Una volta scelto l'uovo la gara può avere inizio, vincerà chi riuscirà a mantenere il suo uovo intatto battendolo contro quello del vicino. Il giocatore continua così finché il suo uovo resiste, intascando tutti quelli che riesce a rompere: il gioco viene poi proseguito dal successivo concorrente e così via per i due giri. Alla fine, alcuni concorrenti rifanno il gioco battendo la parte dietro e intatta dell’uovo, appunto il cul.

Le sale di Palazzo Ducale ospitano fino al 14 luglio la mostra “Il Duca torna a casa”. Cuore dell’esposizione la tela del Duca Francesco Maria I della Rovere, ritratto su tela di Tiziano Vecellio, che torna a Urbania dagli Uffizi di Firenze, dopo 400 anni dalla sua dipartita. L’esposizione vuole ripercorrere le “Collezioni dei Della Rovere” racchiuse tra la fine del 1400 e i primi decenni del 1600 nelle sale del Palazzo Ducale. Il Duca Francesco Maria I Della Rovere vissuto negli anni del pieno Rinascimento (1490 -1538) diceva spesso di avere la corte a Pesaro, il palazzo a Urbino, la casa a Casteldurante. L’itinerario espositivo si svilupperà anche al di fuori del piano nobile del Palazzo Ducale, con tappe nel centro storico durantino: tra chiese, palazzi, monumenti e botteghe di ceramica.

 

Presentata la 71ma Sagra del Vino di Casarsa

Presentata a Casarsa della Delizia, nella sede della cantina, la Sagra del Vino, manifestazione fondata nel 1949 e giunta alla 71ma edizione. E' organizzata dalla Pro Casarsa della Delizia e Città di Casarsa della Delizia insieme ai Viticoltori Friulani La Delizia. Una kermesse che dal 24 aprile al 6 maggio, si prepara ad accogliere migliaia di visitatori: in programma oltre 140 eventi per tutti i gusti e le età, legati dal filo conduttore della sostenibilità. Dall'utilizzo di posate e stoviglie compostabili e corretta gestione dei rifiuti (per questo la Sagra ha il marchio di Ecofesta) fino alla novità della promozione che garantisce sconti sulle attrazioni del Luna park a chi si ferma a mangiare nei chioschi. E ancora la valorizzazione dei prodotti tipici locali, a partire dai vini (il 25 aprile all'inaugurazione ufficiale si conosceranno gli spumanti vincitori della Selezione regionale Filari di Bolle, che ha visto 90 etichette partecipanti) arrivando fino ai piatti tipici, nonché della storia e cultura locale, con le aperture straordinarie del Glisiùt tanto caro a Pasolini il cui recupero è al centro di un progetto benefico insieme a Friulovest Banca. Il tutto senza dimenticare, sempre all'insegna della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, convegni, mostre, mercatini e installazioni di land art, musica e teatro di strada e gli appuntamenti sportivi e podistici, dalle passeggiate per bambini e con gli amici a 4 zampe fino all'appuntamento clou del 1° maggio con il Running tra le vigne Trofeo Jadér e la Marcia del Vino. Oltre 500 i volontari che renderanno possibile l'ordinato e coordinato svolgimento delle giornate di festa. "Qui da noi il vino - hanno dichiarato in conferenza Lavinia Clarotto sindaca di Casarsa della Delizia e Antonio Tesolin presidente della Pro Casarsa della Delizia - non è solo coltura ma anche cultura: cultura del buon vivere e dell'accoglienza, oggi come in passato. Le nostre radici e il nostro sviluppo sono legati alla filiera della vite e con essa vogliamo anche guardare al futuro. Sono tanti gli appuntamenti che si svolgeranno nella nostra Sagra del Vino, festa di tutti e per tutti: davanti a un buon calice siamo pronti a brindare insieme a voi. Casarsa della Delizia vi attende". Sono intervenuti anche Flavio Bellomo presidente di Viticoltori Friulani La Delizia, che ha ricordato come fin dalle origini la Sagra del Vino sia un appuntamento fondamentale nel quadro della ripresa dell'attività agricola con la primavera, i rappresentanti degli altri main sponsor: Friulovest Banca con il vicepresidente Sergio Covre (oltre ai dettagli operativi del progetto benefico citato sono stati spiegati quelli artistici di recupero degli affreschi della chiesa da parte dell'architetto Clelia Mungiguerra), Coop Casarsa che supporta i chioschi e donerà a essi l'acqua minerale con il presidente Mauro Praturlon, Ambiente Servizi per la gestione dei rifiuti con il presidente onorevole Isaia Gasparotto, la cooperativa CoProPa con il presidente Pier Vito Quattrin che fornisce le patate con il marchio di qualità Aqua. Luigi Piccoli presidente di Confcooperative Pordenone ha ricordato quella che è stata di fatto l'anteprima della Sagra, ovvero la cerimonia di consegna la scorsa settimana del titolo di Comune della Cooperative alla Città di Casarsa mentre Flavia Leonarduzzi vicepresidente del Centro studi Pasolini ha presentato la mostra fotografica di Bachmann e Beer dedicata al poeta, che sarà inaugurata in concomitanza con la Sagra. Presentati pure i citati eventi podistici da Adolfo Molinari presidente della Libertas Casarsa e da Markus Maurmair, sindaco della vicina Valvasone Arzene sul cui territorio passeranno runner e marciatori prima di rientrare a Casarsa. In rappresentanza della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia il consigliere regionale Alessandro Basso ha portato il saluto finale sottolineando l'importanza di questa manifestazione, tra le più grandi dell'intera regione.

Riepilogando: per i visitatori davvero tante e diverse proposte. Dallo speciale focus sulle bollicine, con la quinta edizione della Selezione Spumanti del Friuli Venezia Giulia “Filari di Bolle” (che quest'anno amplia la serie di riconoscimenti) e la sua enoteca nel cortile di Palazzo Burovich de Zmajevich, alle degustazioni enogastronomiche nei chioschi delle associazioni (che con il ricavato autofinanziano le proprie attività annuali) e nei locali pubblici cittadini. Dai convegni su tematiche agricole e sociali a quelli in ambito artistico, del giardinaggio e storico (da non perdere la riscoperta del vivaio viticolo cooperativo del quale si era persa memoria dopo la Grande Guerra). Sempre in tema enoico l'incontro con le altre realtà appartenenti all'Associazione Nazionale Città del Vino: questa volta tocca a Corno di Rosazzo e alla nuova associata Sequals. E ancora: le mostre (come quella in Casa Colussi Pasolini sullo sguardo del grande poeta) e le altre proposte culturali. Dagli spettacoli musicali a quelli di teatro di strada per le famiglie, dal Luna park fino ai mercatini e alle tante proposte sportive, tra le quali il 1° maggio l'appuntamento con il Running tra le Vigne abbinato quest'anno al 1° trofeo Jadér Naonis e la Marcia del Vino,

Declinazioni di Falanghina: Masterclass a Vinitaly

Vinitaly consente sempre di approfondire le conoscenze di regioni e di vitigni lontani da noi: nel nostro caso, a esempio, la Falanghina,considerata la regina della Campania. Il suo nome deriva probabilmente dall’uso dei pali detti “falange” che sin dall’antichità venivano usati per sostenere le viti. L’origine di questo vitigno a bacca bianca viene fatta risalire alla colonizzazione greca. Diffusa un po’ ovunque nella regione Campania si esprime al meglio nell’area vulcanica dei Campi Flegrei e nel territorio montuoso del Sannio. Per saperne di più noi di q.b. abbiamo partecipato a una Masterclass condotta da Steffen Maus, giornalista e conoscitore della viticoltura italiana da oltre vent’anni. 

“La coltivazione caratterizzata da basse rese e accompagnata da vinificazioni sempre più accurate – ha spiegato Maus – hanno portato a un aumento della qualità, dimostrando le potenzialità di questo vitigno dal quale si produce un vino di grande personalità, apprezzato soprattutto per la fragranza dei suoi aromi e la vivacità gustativa”.

Falanghina del Sannio Spumante Brut 2018 Cantina di Solopaca
Storica cantina sociale del territorio che dal 1985 produce Spumanti Metodo Charmat. La Falanghina grazie all'elevata acidità è un vitigno molto adatto alla presa di spuma; l’utilizzo della autoclavi permette di mantenere le note tipiche e fragranti del vitigno.  Brillante paglierino esaltato dal perlage fine, sprigiona al naso note agrumate di pompelmo e limone; seguono erbe aromatiche quali salvia e timo. Sorso intrigante per cremosità carbonica e freschezza scattante, in chiusura ricordi di mandarino.

Falanghina del Sannio Taburno 2018 Pietrefitte
Nuova piccola realtà nel cuore del Sannio dove si fondono arte e viticoltura.  Le etichette sono firmate da Elio Mazzella, artista presente alla 54° Biennale di Venezia
Giallo paglierino luccicante. L’olfatto è caratterizzato dalle essenze di fiori di tiglio addolcite da frutta esotica, a seguire cenni di agrumi quali lime, arancia e mandarino. L’ingresso in bocca è sferzante, sorretto da una vivida acidità per poi sfumare in un finale ammandorlato.

Falanghina del Sannio Senete 2017 La Guardiense
La più grande cooperativa della Campania: 1000 soci, 1500 ettari di cui 600 coltivati a Falanghina.
Luminoso giallo paglierino. Naso timido e pacato, si svelano lentamente ricordi di ananas e acacia, poi toni freschi di macchia mediterranea con un tocco speziato di noce moscata. Sorso squillante bilanciato da una consolidata nota alcolica, chiusura persistente in cui sfilano i ritorni olfattivi.

Falanghina del Sannio Biancuzita 2016 Torre a Oriente
Condotta da Patrizia Iannella, l’azienda è stata fondata nel 2002; non produce solo vino ma anche olio e legumi con un occhio attento alla biodiversità.
Giallo paglierino che riluce. Si delinea un profilo olfattivo dagli intensi rimandi fruttati, pera matura in primo piano, a seguire regala ricordi floreali e minerali. All’assaggio la struttura gustativa è influenzata dalle componenti morbide slanciate da una spiccata acidità e un finale di salsedine.

Falanghina Beneventano Cara Cara 2016 Terre Stregate
Azienda familiare;  comprende 22 ettari di vigneto, per una produzione di 110.000 bottiglie. La Falanghina Cara Cara è però un prodotto di nicchia di sole 2000 bottiglie.
Giallo paglierino vivo dai riflessi dorati. Si muove lentamente nel calice e con la stessa calma si lascia percepire nella sua piena espressione: frutta matura, vaniglia e soave affumicatura. Il sorso è morbido, burroso, ma ben bilanciato; poggia su una solida struttura e un proporzionato equilibrio per concludersi con fresche note agrumate.

Risotto dello specialista del riso 2019

La ricetta di Joshua Tongiani, vincitore del Premio Gallo-Specialista del Riso 2019: Risotto Gallo Carnaroli Gran Riserva con crema di pomodorini gialli, basilico, polvere di pane all’acciuga e bottarga. 
Per il risotto:
• • 280 g di Riso Gallo Carnaroli Gran Riserva
• • 1 scalogno
• • 15 foglie di basilico fresco
• • 40 g di burro semi salato
• • 70 g di Grana Padano Riserva 27 mesi
• • 2l di acqua

Per la crema di pomodori gialli:
• • 500g pomodori gialli
• • 1 scalogno
• • sale, pepe, olio EVO q.b

Per la polvere di pane all’acciuga:
• • 250 g di pane raffermo
• • 30 g di burro
• • 50 g di acciughe sott’olio
• • bottarga di muggine q.b.

Procedimento:
1. In una casseruola stufare uno scalogno con poco olio e acqua. Aggiungere i pomodorini gialli tagliati a piccoli pezzi, salare leggermente, pepare e cuocere per circa 18 minuti, successivamente scolare leggermente, frullare, passare al colino fine e conservare da parte.
2. Tostare il pane a piccoli pezzi in forno per 5 minuti a 180°, successivamente frullarlo assieme al burro e alle acciughe. Stenderlo su una placca e lasciarlo asciugare in un luogo caldo per 10 minuti.

3. In una casseruola tostare il riso con lo scalogno e poco olio, bagnare con acqua e iniziare la cottura; verso la metà cottura aggiungere la crema di pomodori gialli e portare a cottura il risotto. Mantecare con burro, Grana Padano e le foglie di basilico tagliate a julienne fine. Tenere il risotto all’onda e servire.

Finitura:
In un piatto piano stendere il riso e adagiare la polvere di pane all’acciuga. Grattugiare della bottarga di muggine e servire.

Sul secondo e terzo gradino del podio, rispettivamente Gioele Vacchina dell’Istituto ‘Giovanni Giolitti’ di Torino con “Arancino 2.0” e Alessia Figini dell’Istituto Professionale Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera ‘Carlo Porta’ di Milano con “Limoncino”. L’iniziativa, dedicata ai talenti emergenti della ristorazione dai 18 ai 28 anni, conferma l’attenzione di Riso Gallo verso i giovani, sostenendoli e incentivandoli ad eccellere. 
Rispetto alla precedente edizione il concorso non si è limitato al “classico risotto” ma ha lasciato spazio ad altre ricette della tradizione italiana. Ai concorrenti è stato, infatti, richiesto di cimentarsi su un tema quanto mai attuale, “Non solo risotti: la grande tradizione della cucina italiana in un piatto a base di riso”, attraverso l’utilizzo a scelta di almeno uno tra i seguenti prodotti di Riso Gallo: Carnaroli Riserva, Venere, Originario, 3 Cereali e Aroma. Una scelta che conferma come l’Azienda sia da sempre attenta a cogliere i cambiamenti e l’evoluzione dei consumi, innovando e diversificando l’offerta, sempre all'insegna di elevata qualità.

Asparagus® 2019 a 4 mani alla Taverna di Colloredo

Venerdì 3 maggio 2019 Asparagus, la storica rassegna regionale promossa dal Ducato dei Vini Friulani, approda alla Taverna di Colloredo di Monte Albano. Qui sotto nell'immagine uno dei piatti della passata edizione. 

Il ristorante per l'occasione propone ai suoi ospiti una cena a quattro mani: lo chef resident Ivan Bombieri (che nell'edizione 2018 ospitava Andrea Alfieri Chic Charming chef) avrà come ospite per l'edizione 2019 chef Janez Bratovž del JB Restavracija di Lubiana. Si preannuncia una serata indimenticabile. Basta leggere il menu. Prima vi riproponiamo l'immagine di Iris Hofmeister (citiamo solo lei non ricordando il nome del collaboratore) venuta dalla Carinzia a realizzare un servizio su Asparagus per la trasmissione Servus Srecno Ciao che va in onda ogni sabato dopo il Tg regionale Kaernten heute.

 

Nella foto sotto - sempre edizione 2018 - un momento dei saluti del Ducato con l'insostituibile cerimoniera della Corte Ducale Claudia Jesu Jannis (qui con il Nobile del Ducato Luigino Saccavini). 

I piatti di quest'anno saranno un'autentica sorpresa e lasceremo a voi il piacere di fotografarli e postarli. Quel che è certo è che la Taverna è un ristorante decisamente instagrammabile! 

Menu con Grande aperitivo di benvenuto

Assolo di asparagi: zuppa, crema, arrosto e in crosta (Janez)

Asparagi gratinati con tuorlo d’uovo fritto, spuma di bernese, bacon croccante, meringa di parmigiano (Ivan)

Doppio raviolo con asparagi e ricotta profumata al limone, crema di mandorle e riduzione di pollo (Ivan)

Boerek con ricotta e asparagi, yoghurt, petto d’anatra affumicato (Janez)

Improvvisazione ASPARAGUS a 4 mani (Janez&Ivan)

Pre dessert

Tartelletta di pistacchio con cremoso di cocco e fava tonka, Lemon curd, meringa bruciata e sorbetto di asparagi (Ivan)

La serata viene proposta al costo di 90€ a persona (bevande incluse). Prenotazioni: T. 0432 889 045 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nato nel 1981 per volontà di Isi Benini, fondatore del Ducato dei Vini Friulani, Asparagus® non solo valorizza un prodotto locale come l’Asparago bianco di Tavagnacco - e anche l’asparago di Fossalon e di altre località della regione dove oggi questo ortaggio viene coltivato – ma coinvolge ristoranti di prestigio che declinano il prodotto in gustose varianti con piatti di qualità, abbinati ai grandi vini del Friuli Venezia Giulia. L’edizione 2019, la diciannovesima, (fino a ora si svolgeva con cadenza biennale)  gode del patrocinio e sostegno della Camera di Commercio di Pordenone e Udine e di Promoturismo FVG,

Mercato FIVI FVG a Cormons

Si è svolto sabato 13 aprile 2019 il 4° MERCATO DEI VIGNAIOLI FIVI – FVG in piazza XXIV maggio a Cormòns proprio davanti alla storica Enoteca.

La FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) è nata con l'intento promuovere e tutelare il mestiere di quel vignaiolo che cura personalmente l’intero ciclo di produzione, coltivando le proprie vigne e imbottigliando il vino sotto la propria responsabilità. Forti dell’esperienza maturata nel mercato nazionale che si tiene a Piacenza ogni anno in autunno, il gruppo FIVI del Friuli-Venezia Giulia è stato il primo a organizzare un suo “Mercato” locale. Un mercato itinerante che negli anni scorsi si è svolto a Udine,Trieste e Pordenone. L’ingresso all’evento era aperto a tutti coloro che volevano godere un'esperienza di vita e non di un atto di consumo; con la possibilità di degustare liberamente dalle mani del produttore tutti i vini proposti, acquistando il calice con il simbolo dell’associazione.

Le postazioni che hanno ospitato i quaranta vignaioli sono state allestite utilizzando le botti messe a disposizione dall’artigiano friulano Cristiano Visintini, titolare dell’azienda Mastro Bottaio, già recensita in passato da qb. A tutti i partecipanti, per accompagnare la degustazione dei vini, è stato offerto gratuitamente il “PANE del Patto della farina del Friuli orientale”, prodotto con farine di alta qualità, ottenute con metodi sostenibili del Panificio Iordan di Capriva del Friuli da abbinare ai formaggi caprini dell’Azienda Agricola Zore di Taipana e di quelli della Fattoria Gortani di Mereto di Capitolo. Presente il famoso Aceto Sirk della Subida di Cormons. Immancabili gli agrodolce e i sottoli bio di Gigi Verdura e per finire in dolcezza, i mieli di Bosc di Sot e Eno-Bee Api in Vigna entrambe di Cormòns. C'erano anche le pizze del Bar Sport- Udine, un progetto della Coop 2001 Agenzia Sociale e ARCI territoriale Udine-Pordenone (Cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale - CIDR Udine). 

Alla manifestazione era presente la Presidente FIVI Matilde Poggi con la sua azienda LE FRAGHE di Cavaion Veronese (Vr). Hanno partecipato da fuori regione anche: Walter Massa dei Colli Tortonesi con il suo famoso Timorasso e i fratelli Marco e Vittorio Adriano di Alba.  Da Magrè (BZ) era presente Armin Kobler. Dalla vicina Slovenia alcuni vignaioli della Family Estate, la corrispondente dell'associazione Fivi italiana.
Nel pomeriggio è stato organizzato "UN SALTO IN VIGNA", una camminata libera della durata di un’ora tra i filari di vecjo Tocai della vigna Sot la Mont Quarin assieme a Sergio Bon “Zear”, intrecciatore di salici e Franco Alessandro viticoltore. La manifestazione si è conclusa all’imbrunire riscuotendo un'ottima affluenza di persone, composta la maggior parte da appassionati e cultori del buon bere.

VIGNAIOLI INDIPENDENTI FVG PRESENTI
ANNA BERRA Nimis (Anna Berra di Ivan Monai)
AQUILA DEL TORRE Savorgnano del Torre
BESSICH Roveredo in Piano
BOLZICCO FAUSTA Cormòns 


BORGO DELLE OCHE Valvasone 
CECCHINI MARCO Faedis
CENTA SANT'ANNA Cividale del Friuli
EDI KEBER Cormòns
FERLAT Cormòns
FLAIBANI Cividale del Friuli
IL CARPINO San Floriano del Collio
KOCIANČIČ RADO San Dorligo della Valle
LA DAI ROCS Faedis
LIS FADIS Spessa di Cividale
PIEDIMONT Gorizia
RACCARO Cormòns
MURVA Moraro (Renata Pizzulin)
RIVE COL DE FER Caneva
RONCO BLANCHS Mossa
SAN LURINS San Lorenzo Isontino
STROPPOLATINI Gagliano (Cividale) Casali Del Picchioi
TARLAO VIGNIS IN AQUILEIA Aquileia


TENUTA STELLA Scriò
TERRE DEL FAET Cormòns
VIGNAI DA DULINE Villanova del Judrio
VILLA JOB Pozzuolo del Friuli
VOSCA Cormòns
KORSIC Cormòns
LE FAVOLE Sacile
BLAZIC Cormòns
Fuori regione:
ADRIANO MARCO E VITTORIO Alba (Cu)

LE FRAGHE Cavaion Veronese (Vr) con Matilde Poggi Presidente FIVI 

VIGNETI MASSA Monleale (Al)

Family Estate (Slovenia)

MARJAN SIMČIČ Dobrovo
EDI SIMČIČ Vipolze
VINSKA KLET FERDINAND (Matjaz Četrtič) Kojsko 
STOJAN ŠČUREK Dobrovo
MOVIA Dobrovo
VINA BLAZIC Dobrovo
ZANUT Dobrovo

 

Il vino cambia se cambia il tappo

Serata speciale all’enoteca di Cormons, il 12 aprile 2019, alla vigilia della 4a edizione del Mercato #FIVI del FVG. Ospite Walter Massa, un enologo definito un “contadino straordinario” per il suo accurato lavoro in vigna, con un’esperienza quarantennale alle spalle. qbquantobasta era presente! E sicuramente i lettori del nostro mensile ricorderanno un report di qualche tempo fa su Timorasso Derthona di Cosima Grisancich. Massa con visione e caparbietà  ha valorizzato un territorio, quello dei Colli Tortonesi, investendo nella coltivazione di un antico vitigno autoctono a bacca bianca, salvandolo dall’estinzione: il #Timorasso. Vinificato separatamente in purezza per singoli cru, si rivela un vino dalle sorprendenti qualità organolettiche.  La degustazione è centrata su un suo studio relativo all’uso delle varie chiusure, i “tappi”,  per vedere l’effetto nell’evoluzione del vino nel tempo. Dal sughero monopezzo di alta qualità al Nomacorc (polimero di canna da zucchero), passando per lo Stelvin (tappo a vite) e il DIAM (microgranina di sughero tenuta insieme da leganti vegetali). 


I vini sono stati serviti rigorosamente alla cieca e in modo casuale. Si è iniziato dal Timorasso Derthona 2016 con le quattro diverse chiusure:  abbiamo ritrovato nel bicchiere diversi vini, sia nei profumi più o meno marcati che nella freschezza in bocca. Il pubblico presente, composto prevalentemente da vignaioli friulani e tecnici, ha votato per alzata di mano. Ha prevalso lo Stelvin con notevole distacco sugli altri. La solforosa con questa chiusura ha mantenuto un bouquet aromatico e una freschezza maggiore. Massa ha sottolineato che negli anni c’è stata una sua continua sperimentazione con le varie chiusure, lui infatti esce in ogni annata con lo stesso vino nelle varie chiusure. Il suo obiettivo è quello di far indirizzare i vignaioli nonché i consumatori a prendere in considerazione sempre di più l’uso del tappo a vite con l’obiettivo di diminuire l’aggiunta dei solfiti pur mantenendo inalterata la qualità organolettica del vino.  Per il Derthona 2013 i partecipanti si sono divisi tra due chiusure, una con tappo a vite e l’altra DIAM, con una leggera preferenza per quest'ultimo. Nel Timorasso con lo Stelvin abbiamo riscontrato una leggera presenza di idrocarburi, tanto da far ricordare i vini della Mosella. Quì è prevalsa più la percezione della piacevolezza personale che quella tecnica. 

A finire, dopo la batteria dei bianchi,  è stata presentata anche la Barbera Monleale (che prende il nome proprio dal paese di Walter), un’altra uva rappresentativa del territorio. Due annate 2007 con due differenti chiusure. Una grande esplosione di frutta rossa e grande corpo; in entrambi ritroviamo le caratteristiche varietali e freschezza. Ma è ancora una volta il tappo a vite a sorprendere, mantenendo un vino integro, armonico ed elegante rispetto alle bottiglie con il tappo in sughero. Quest’ultime si sono rivelate anche molto diverse tra loro, per il semplice fatto che il sughero cambia da tappo a tappo. Con il tappo in sughero possiamo trovare l'eccellenza così afferma, intervenendo al dibattito, Lorenzo Mochiutti di Vgnai da Duline, anche se sempre permane un costante dubbio. "Il vino cambia se cambia il tappo”: questo è quello che, dalla sua prima vendemmia, Walter Massa sta provando a dimostrare e trasmettere ai suoi amici vignaioli.
La batteria dei vini:
Timorasso Derthona 2016 – tappo a vite STELVIN
Timorasso Derthona 2016 – tappo in sughero di qualità
Timorasso Derthona 2016 – tappo DIAM 100
Timorasso Derthona 2016 – tappo NOMACORC
Timorasso Derthona 2013 – tappo in sughero di qualità
Timorasso Derthona 2013 – tappo a vite STELVIN
Barbera Monleale 2007 – tappo a vite STELVIN
Barbera Monleale 2007 – tappo in sughero di qualità

 

SOMMINISTRAZIONE E SERVIZIO AL TAVOLO NON SONO LA STESSA COSA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalla FIPE: SOMMINISTRAZIONE E SERVIZIO AL TAVOLO NON SONO LA STESSA COSA, UNA CONFUSIONE CHE METTE A RISCHIO I PUBBLICI ESERCIZI E LA QUALITÀ DEI CENTRI STORICI". La Federazione Italiana Pubblici Esercizi richiede un chiarimento sulla normativa a seguito della recente sentenza del Consiglio di Stato a beneficio di un'attività commerciale romana che pratica somministrazione non assistita. "Quando si parla di attività di somministrazione serve chiarezza per evitare distorsioni sul piano giuridico e normativo - è il commento di Giancarlo Deidda, Vice Presidente di Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi e Commissario di Fipe Roma -. Se la differenza tra un negozio alimentare, una pizzeria al taglio e un pubblico esercizio passa per l'assenza di camerieri che fanno il servizio al tavolo allora 100mila bar in Italia non sono pubblici esercizi". 

"La recente sentenza del Consiglio di Stato - prosegue Deidda - scava un solco profondo tra interpretazione delle norme e realtà, ma soprattutto rischia di accelerare il già avanzato processo di dequalificazione dell'offerta commerciale di molte città in Italia, e di Roma in primis. Ci piacerebbe che i giudici che hanno espresso la sentenza ci spiegassero perché ci sono norme che impongono a un qualunque bar, con e senza servizio al tavolo, l'obbligo del bagno, la sorvegliabilità dei locali e sanzioni penali in caso di alcol somministrato a minorenni, mentre gli stessi obblighi e sanzioni non sono previsti per negozi alimentari o pizzerie al taglio".  "Riteniamo doveroso un chiarimento su questo aspetto - conclude Deidda -, per evitare che si generi una confusione potenzialmente in grado di mettere a repentaglio il nostro stesso sistema e la qualità dell'offerta commerciale dei centri storici".

 

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