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21 novembre a Venezia è il giorno della castradina sciavona

 Luca Carlevarijs (Udine, 1663 – Venezia, 1730), "Il Ponte votivo per la festività della Madonna della Salute", particolare, 1720 circa - Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford Luca Carlevarijs (Udine, 1663 – Venezia, 1730), "Il Ponte votivo per la festività della Madonna della Salute", particolare, 1720 circa - Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford

 

"…i passa el ponte, i compra la candela, el santo, el zaletin, la coroncina, e verso mezzodì l’usanza bela vol che i vaga a magnar la castradina" scriveva il poeta veneto Varagnolo.  La Riva degli Schiavoni era un tempo la porta d’ingresso alla città. E qui c'era lo scalo delle navi mercantili che giungevano, in particolare dall’oriente. Un andirivieni incessante di uomini e merci, un groviglio di lingue, abitudini e abiti diversi che scaricavano prodotti, soprattutto alimentari oltre a ovini e bovini vivi. Questi animali arrivavano soprattutto dai Balcani e più precisamente dalla fascia costiera della Dalmazia e più giù fino all'Albania. Quell'area geografica veniva indicata come Sclavonia: ecco perché quella Riva si chiama “degli Schiavoni”. Tra le merci primeggiava la carne di montone castrato,  messa sotto sale e affumicata: la "Castradina Sciavona", il tipico piatto che si consuma ancora oggi in occasione della Festa della Salute, il 21 di Novembre, festa grande. (fonte: Veneziani a tavola notte). Una gustosa zuppa con l’aggiunta di foglie di verza, cipolle e vino, un piatto de obligo su le tole, sia dei povaréti che dei siori, nobili o mercanti.  Veniva servita molto calda, con il brodo, il cosciotto di carne e le verze sofegàe, con una generosa aggiunta di cannella e pepe, tutto insieme in grandi terrine. E con i fondi  tagliati a piccolissimi pezzi, si potevano preparare altre due ricette: i “risi rabaltai cola castradina” o i “risi in cavroman”. 

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