cibo, vino e quantobasta per essere felici

Flash News!

C'è banda per te a Remanzacco

IMAGE

CONCERTO DI SANTA CECILIA A REMANZACCO. IL 24 NOVEMBRE 2018 CON LA NUOVA BANDA DI ORZANO. Nell’anno del suo 70esimo anniversario, la Nuova...

Read More...

UN PRODOTTO100 CHEF UN BUON RICORDO

IMAGE

Dal 16 al 25 novembre 2018 menu dedicati alla zucca Unione Ristoranti Buon Ricordo e un piatto speciale in regalo ai commensali. Il 16 novembre...

Read More...

Cavalierato du Tastevin di Borgogna

IMAGE

La giornalista Alessandra Piubello è stata insignita nell’antico Château du Clos de Vougeot del cavalierato  dalla Confrérie des...

Read More...

Carillon vivente al Palmanova outlet

IMAGE

Al Palmanova Outlet s’inaugurano le iniziative natalizie. Sabato 17 novembre, dalle 16, accensione delle luminarie. Assolutamente imperdibile...

Read More...

Bufala ubriacata al glera

IMAGE

Il Bufala ubriacato al Glera è tra i formaggi migliori al mondo. La latteria Perenzin di San Pietro di Feletto (TV) conquista il Super Gold a Bergen...

Read More...

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Informazioni sui cookie

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Attraverso i cookie possiamo personalizzare la tua esperienza utente e studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

Cookie Policy

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Buchteln dolci alla zucca e uva passa

Ingredienti per uno stampo grande. 300 g di farina di Manitoba, 200 g di farina di tipo 1, 150 g di farina bianca di farro, 7 g di lievito secco attivo di birra, 200 g di zucca ridotta in purea*, 2 uova, 60 g di burro, 150 ml di latte tiepido, 100 g di zucchero, 10 g di sale, due manciate di uva passa, i semi di una bacca di vaniglia, poca panna per spennellare, zucchero a velo q.b.

* Per ottenere la purea di zucca, cuocete in una padella antiaderente 450 – 400 g di zucca assieme a poca acqua. Una volta ammorbidita, schiacciatela con una forchetta e fate asciugare bene il tutto. Poi fate raffreddare. Per ottenere una purea ancora più fine, potete schiacciarla con lo schiacciapatate oppure frullarla con il mixer. A questo punto, prelevate 200 g necessari per la ricetta.

Procedimento 
Mescolate la farina di Manitoba assieme alla farina di tipo 1 e alla farina di farro.

Sciogliete il lievito nel latte tiepido e unite 1 cucchiaio di zucchero prelevato dal totale e 100 g di farina, sempre prelevata dalle farine precedentemente miscelate. Mescolate il tutto e fate lievitare per almeno 2 ore.

Versate nella ciotola della planetaria le farine, il lievitino appena preparato, la purea di zucca mescolata alle uova sbattute e azionate il tutto. Unite la vaniglia e il burro a fiocchetti, poco per volta, e infine il sale. Impastate il tutto per almeno 10 minuti, senza fretta, fino a quando l’impasto non sarà ben accordato al gancio. Fatelo quindi riposare 20 minuti.

Ammollate nel frattempo l’uva passa in acqua tiepida. Una volta diventata morbida, scolatela, asciugatela con della carta da cucina e unitela all’impasto. Lavoratelo con le mani in modo che la frutta secca si distribuisca bene. Formate una palla, riponetela in una ciotola capiente e fate lievitare il tutto fino al raddoppio (ci vorranno circa 2 ore – 2 ore e mezza).

Imburrate e infarinate una teglia abbastanza grande da poter ospitare 20 palline d’impasto. Prelevate delle piccole porzioni dal peso di circa 60 – 65 g, arrotolatele e disponetele non troppo vicine le une dalle altre. Coprite con un telo e fate lievitare per 1 ora, 1 ora e mezza.
Scaldate il forno a 200°C in modalità statico. Spennellate i buchteln alla zucca e uva passa con poca panna, infornateli e cuoceteli a 200°C per 10 minuti. Poi abbassate il forno a 180°C e proseguite la cottura per altri 20 – 30 minuti. Se si dovessero scurire troppo, copriteli con un foglio di alluminio. Fate la prova stecchino per controllare il grado di cottura.

Una volta pronti, fateli intiepidire. Spolverateli con lo zucchero a velo e serviteli tiepidi, accompagnandoli da una marmellata di albicocche o pesche, rigorosamente fatta in casa.

Seguite Giulia anche sul suo blog https://julietsbelly.com

Bagna cauda day con 15mila fujot

ph. Franco Belloph. Franco Bello

 Quel mazzolin di cardi/ che vien dalla campagna... Dal 23 al 25 novembre 2018 nell'Astigiano torna il Bagna Cauda Day. Novità di quest’anno la possibilità del “finale in gloria”, ossia di concludere la bagna cauda secondo tradizione con un uovo cotto direttamente nel fujot “spolverato” da una grattatina di tartufo bianco d’Alba. Il prezzo di questa profumata aggiunta andrà dai 10 ai 15 euro in base alle quotazioni dei tartufi bianchi.  Il prezzo della bagna cauda è fisso a 25 euro dal ristorante stellato alla trattoria, il vino proposto a 10 euro a bottiglia. 15.000 i comodi posti a tavola complessivi, tutti in spazi riscaldati, senza code e tempi di attesa che si possono prenotare telefonando direttamente ai locali indicati sul sito www.bagnacaudaday.it  Restano come sempre attivi i semafori per indicare il tipo di bagna cauda: rosso per la versione classica come Dio comanda, giallo per l’eretica con l’aglio stemperato e verde per l’atea senz’aglio. C'è anche Acciù, la simpatica acciuga portafortuna in stoffa: pezzi unici fatti a mano nei vari formati.

Masterchef Slovenia 2016 da Savor

Masterchef Slovenia 2016 il 22 novembre 2018 a Capodistria nella cucina di Savor, Mediterranean Cuisine & Wine Bar a Capodistria, per una fusione di gusti che esaltano i sapori d’autunno sul mare. Il masterchef sloveno dell'anno 2016 Darko Klemen (a sx nella foto) e Krastyo Boykov Bogutev, resident chef di Savor. Un menù autunnale “marinaro”: capasanta ubriaca alla griglia con puré di topinambur, zuppa di cipolla francese alla marina, con baccalà nero croccante e insalata di granchio; tagliatelle all'uovo fatte in casa con crema di spinaci, mosaico di sette tipi di cozze, ciccioli di pollo e salsa di cognac, schiena di cervo cucinata in zuppa di granchio, involtino di semi di zucca su marmellata di cachi con schiuma di castagne. E per dessert la “Conchiglia di Savor”, cheesecake ai frutti di bosco ricoperta di cioccolato fondente. Menù completo al prezzo di 55 euro a persona. 

Il nome del ristorante, con evidenti echi veneti, nasce dalla vecchia tradizione di preparare i frutti di mare con la marinata d'aceto, succo di limone e sale. “Ma oggi – spiega lo chef Krastyo - da Savor i piatti di pesce tradizionali li prepariamo in un modo moderno, con un taglio fortemente improntato al gusto contemporaneo, offrendo al tempo stesso una ricca selezione di vini dalla regione istriana e non solo”.

Per prenotazioni, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Telefono +386 5 627 81 78. Orari di apertura di Savor: ogni giorno dalle 11 fino alle 23. Indirizzo: Kopalisko Nabrezje 1, Capodistria (Slovenia). 

 

 

Viaggio nei sapori della Liguria

Venerdì 23 novembre 2018 il Genovese propone una serata conviviale alla scoperta di alcuni piatti della cucina regionale ligure preparati seguendo le ricette tradizionali. Il ristorante nacque nel 1912, con il nome di “Raggio”. Si trattava esattamente di un farinotto, detto ancora più anticamente Sciamadda, cioè un posto dove si preparava la farinata nel forno a legna, forno che è ancora presente. Nel tempo, al servizio di asporto, si sono aggiunti alcuni tavoli, per arrivare alla creazione della cucina negli anni ’50 del secolo scorso quando si aggiunsero al menù le classiche torte di verdura e i fritti della gastronomia di strada genovese. Alla fine degli anni ’90 con la rimozione del banco destinato all’asporto, "Il Genovese” assume l’aspetto attuale, mantenendo sempre l’attenzione per la cucina di tradizione popolare e per le materie prime territoriali.

Roberto Panizza, titolare del ristorante (via Galata 35R) e degli storici negozi Rossi 1947 con il fratello Sergio, propone un viaggio nella vocazione antica dell’enogastronomia ligure. Un viaggio che permetterà di assaggiare anche il suo famoso Pesto Genovese preparato al mortaio con basilico genovese dop, pinoli italiani, sale di Trapani, aglio di Vessalico, olio extravergine d’oliva Dop, Parmigiano Reggiano 24 mesi e Fiore sardo.

Menù

Misto fritti completo: frisceu, panisse, trippa fritta, gattafin, acciughe, funghi secondo disponibilità, ricottina locale

Gnocchi di castagne fatti in casa
Ravioli al Tuccu fatti in casa

Secondo piatto e dolce a scelta

Vini:  Bianchetta Genovese, Rossese di Dolceacqua

Acqua e caffè 

costo 35.00 euro

Il

IL GENOVESE 

Acqua
Caffè

 

Successo straordinario per Oro di Ramandolo

L'impegno dei viticoltori di Nimis: “Con l'aiuto di tutti facciamolo diventare  un evento annuale di promozione del territorio”. Oltre 500 persone presenti a Nimis e nelle frazioni di Ramandolo e Cergneu per celebrare il ripetersi della magia dell'Oro di Ramandolo. Il Ramandolo DOCG, nettare di colore ambrato, si ricava dai grappoli di Verduzzo giallo asciugati dal sole o lasciati appassire sui graticci. La torchiatura avviene normalmente tra fine ottobre e metà novembre; solo a cavallo di San Martino quindi, nelle terre del Ramandolo (tra Nimis e Tarcento, alle pendici del Monte Bernadia) si può festeggiare la chiusura dell'annata, con il mosto che si avvia, senza fretta, a diventare – come si legge nel disciplinare “un vino di color oro, leggermente tannico, di corpo, amabile, con profumo di acacia, di frutta matura come le susine, le albicocche e il miele di montagna, molto equilibrato e piacevole”.

L'edizione 2018 di Oro di Ramandolo (le precedenti edizioni si erano svolte nel 2012, 2014 e 2015) è stata resa possibile dalla positiva collaborazione tra l'Associazione dei produttori di Ramandolo ed il Consorzio Tutela Vini Colli Orientali e Ramandolo, che ha inserito la manifestazione nel più ampio contesto del suo programma di promozione. 

Cinque i luoghi di svolgimento (la Cantina I Comelli di Nimis, punto di partenza e di arrivo del tour; le cantine Dario Coos a Ramandolo e la Roncaia a Cergneu; la country house Ramandolo Club e la storica Osteria di Ramandolo) che sono stati collegati tra loro da un efficiente servizio di bus-navetta che ha consentito agli ospiti di spostarsi con rapidità e sicurezza. L'organizzazione è stata validamente supportata dai volontari della Pro Torlano.

Il pubblico, sollecitato da una campagna sviluppata principalmente attraverso i social, ha risposto in maniera massiccia, ed è stato accolto in maniera impeccabile da vignaioli, ristoratori, produttori dell'agroalimentare friulano; in totale, oltre una cinquantina di imprenditori che hanno toccato con mano ancora una volta l'importanza di fare sistema, anche prendendo per la gola – con vini, salumi, formaggi, trota, ortaggi, dolci, confetture e golosi assaggi di cucina tradizionale e non – gli ospiti giunti da tutta la Regione ma anche, numerosi, dal vicino Veneto e dalla Carinzia. Tra i prodotti di eccellenza, in primo piano il Prosciutto di San Daniele DOP, quello di Sauris IGP, la Pitina “new entry” tra i pochissimi prodotti regionali tutelati dalla Comunità Europea; brand come il Caffè Illy e la Grappa di Ramandolo; ospiti d'onore, con un banco d'assaggio, il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto, anch'essi fiori all'occhiello del territorio dei Colli Orientali, con le DOCG Ramandolo, Picolit e Rosazzo.

Soddisfazione unanime di produttori e pubblico, che in maniera corale, hanno lasciato agli organizzatori un messaggio univoco: l'auspicio che Oro di Ramandolo riesca a divenire un appuntamento annuale. Augurio condiviso dal presidente del Consiglio Regionale, Piero Mauro Zanin, che con la sua presenza ha assicurato il supporto delle istituzioni per questa e per tutte le iniziative che promuovono in modo integrato l'economia del territorio mettendo assieme enogastronomia, tradizioni, cultura e ambiente.

il primo tartufo a Muzzana

Quando si è scoperto il primo tartufo a Muzzana? Riprendiamo un'intervista che abbiamo pubblicato su qbquantobasta nel novembre 2011 all'allora presidente dell'associazione Gianfranco Del Piccolo. Lui c’era! “La riscoperta risale al 1984, ci racconta, quando casualmente si incontrano dopo 35 anni due amici d’infanzia rovigoti, (Piero, alias Giuseppe Trombini, residente da 35 anni a Muzzana e Ciso (Tarcisio Briatti), uno dei componenti della Corale di Lugo di Romagna giunto nel nostro paese per un’esibizione nella chiesa S. Vitale). I due amici fanno una passeggiata nel bosco Baredi – Selva di Arvonchi, per ricordare i vecchi tempi e Ciso si rende conto che la tipologia del luogo è simile alle località dove lui stesso esercita la cerca e la raccolta del tartufo bianco. Piero, mio caro amico, propone un’uscita. Nella mia veste di addetto comunale al bosco, ottenuto il benestare dell’allora sindaco Luisa De Marco (quale gestore dell’uso civico) e del direttore delle locale riserva di caccia Gerardo Bianco per l’uso dei cani per la cerca, è partita la 'spedizione' (c’era anche Antonio Cortesi). Era un sabato di novembre, alle 10.30 circa veniva “cavato” il primo tartufo bianco a memoria di residente". Probabilmente in epoca romana con i boschi usati come pascoli per porci non saranno passati inosservati questi tuberi tanto profumati e tanto apprezzati dai suini. La Foresta Lupanica, madre dei relitti planiziali esistenti attualmente, è stata fonte di approvvigionamento di legname in epoca romana, veneta, napoleonica, asburgica. Possibile che nessuno si sia accorto della presenza di questo
principe della gastronomia? 
Domanda del profano: i tartufi li piantate?
Per il tartufo bianco non esiste possibilità di “piantarlo” (in termini corretti il tartufo non si pianta, si ottiene micorizzando piantine di diversa specie secondo il tipo di tartufo che si vuole riprodurre). Una tecnica che però non risulta efficace per il Tuber Magnatum Pico: la presenza di questo nobile  ipogeo è determinata in maniera naturale dalle componenti necessarie come terreno, umidità, temperatura e piante simbionti.

Quaglie arrosto e palline di patate

Le rimpatriate familiari, le tavole imbandite della domenica, la preparazione dei piatti con tanta cura “anche quando non si aveva niente”, sono i ricordi più vividi che la nonna Marisa porta con sé della sua giovinezza. Cresciuta in una numerosa famiglia contadina a Persereano, dopo la Seconda Guerra Mondiale, parte di questa dovette trasferirsi a Roma per lavoro. Solo in alcune occasioni come la Fieste dal Perdòn, la vendemmia o durante le feste di Natale, zii e cugini ritornavano in terra natìa. Era sempre una grande festa, un’accoglienza fatta in buon stile friulano.  Il lungo tavolo da pranzo apparecchiato con maestria con grandi tovaglie di cotone candide, immancabili fiaschetti di vino e cestini con pane caldo, accoglieva ben una ventina persone riunite nella sacralità del pranzo della domenica. Si incominciava il pasto con un buon brodo di gallina, preparato con tutte le verdurine dell’orto. Seguiva un secondo piatto rigorosamente a base di animali di bassa corte come polli, anatre, oche o piccole quaglie. Queste ultime erano sicuramente le più prelibate, accompagnate dalle balutìs, palline fritte di patata dal gusto inconfondibile apprezzate dalla zia Miriam, servite sia come contorno o come dolce, spolverate con zucchero alla vaniglia per accontentare i bimbi come dessert. Seguivano formaggi e salumi di produzione propria e per finire l’immancabile torta alla frutta.

quaglie e palline di patate 1quaglie e palline di patate 1

QUAGLIE ARROSTO

Ingredienti per 4 persone

  • 8 quaglie eviscerate e senza testa
  • 150 g di pancetta più 16 fette per bardare la carne
  • Un mazzetto aromatico (salvia, timo e rosmarino)
  • 40 g di burro
  • 1 cucchiaio d’olio
  • 1bicchiere di vino bianco
  • 8 scalogni
  • Qualche foglia di salvia
  • Sale e pepe

Procedimento

Tritate finemente la pancetta assieme alle erbe aromatiche. Riempite con il battuto appena ottenuto le quaglie. Bardatele con le fettine di pancetta che avete tenuto da parte e legatele con il filo da cucina. Fate fondere il burro assieme all’olio e a qualche foglia di salvia. Rosolate le quaglie nel tegame su tutti e due i lati, aggiungete gli scalogni sbucciati e tagliati in 4 parti, sfumate con il vino bianco, coprite la padella e abbassate il fuoco. Cuocete la quaglie a fuoco lento per un’ora aggiungendo qualche mestolo di brodo se necessario.

palline di patatepalline di patate

LIS BALÙTIS

Ingredienti per 4 persone

  • 500 g di patate vecchie o a pasta bianca (per gnocchi)
  • 1 uovo
  • 200 g di farina 00
  • 1 cucchiaino di lievito per torte salate (o per dolci ma non vanillinato)
  • La scorza di 1 limone
  • 50 g di burro
  • Un pizzico di noce moscata
  • Sale e pepe
  • 1 litro d’olio per friggere

Procedimanto

Pelate le patate, tagliatele a tocchetti e cuocetele a vapore. Una volta cotte, schiacciatele in una ciotola con lo schiaccia patate, unite il burro, mescolate il tutto e fate intiepidire. Unite l’uovo, la scorza di limone, un pizzico di noce moscata, sale e pepe. Impastate il tutto unendo poco alla volta la farina mescolata al lievito. Dovrete ottenere un impasto sodo simile a quello per gli gnocchi. Prelevate delle piccole porzioni di impasto grandi quanto una nocciolina e formate delle palline. Friggete le palline in olio bollente fino a quando saranno belle dorate. Raccoglietele con un mestolo forato e fatele sgocciolare sulla carta assorbente da cucina. Servitele calde come accompagnamento a secondi piatti o come aperitivo, oppure spolverate di zucchero semolato come dolce a fine pasto.

banner collegamento julietsbellybanner collegamento julietsbelly

Premiate trattorie italiane a Monrupino

Gran finale per l'edizione 2018 di Sapori del Carso-Okusi Krasa, la fortunata manifestazione che riunisce  un affiatato gruppo di trattorie, ristoranti, panifici, negozi  di prodotti alimentari enogastronomici volti a preservare e valorizzare le ricette della tradizione del Carso triestino e goriziano.  Gran finale abbiamo scritto, per una serata emozionante e indimenticabile che ha visto da Krizman a Monrupino Repen, accanto alla Casa carsica, un'affollatissima partecipazione (tutti i posti erano esauriti da giorni) per una cena che possiamo definire di grande lungimiranza da parte degli organizzatori.

Una serata di apertura ai gusti sapori e tradizioni e suggestioni di altre regioni italiane, che segnava il girone di ritorno dopo ben tre uscite della trattorie e degli artigiani del gusto carsolini nelle regioni dei ristoranti ospiti.  La Brinca, Caffè La Crepa, Amerigo 1934 - facenti parte dell'associazione Premiate trattorie italiane  come la Locanda Devetak - hanno sedotto i partecipanti alla cena del 12 novembre: Al Carso il compito di aprire la serata - in giardino, in novembre!- con brindisi di Prosekar, apprezzatissimo spumante autoctono prodotto con metodo ancestrale

fingerfood di benvenuto realizzati dalle trattorie e panifici Okusi Krasa Sapori del Carso : El Fornel, Al Refolo Hostaria creativa, Guštin, Križman, Sardoč, Ošterija Ferluga, Veto, Društvena gostilna Gabrovec - Trattoria sociale Gabrovizza, La Lampara, Lokanda Devetak, Pekarna Panificio Bukavec, Pekarna Panificio Čok. 

Chiusura della super cena con formaggi del Carso abbinati a miele e confetture locali. Aurora Endrici ha presentato la serata, allietata dalla musica tradizionale,del gruppo “Naši fantje”, facendo raccontare ai tre ristoratori ospiti i loro piatti, che per molti di noi hanno rappresentato una autentica scoperta. Come autentica era anche la piacevole atmosfera che si respirava nella sala.

E ci è venuta in mente il claim di Cernilli "meno stelle e più padelle": nei piatti si leggeva una cura al dettaglio, un'attenzione alla materia prima, un rispetto della tradizione che sono davvero in grado di fare brillare come stelle le Premiate Trattorie Italiane in un mondo che ricerca sincerità e verità anche a tavola.

Praline di gelato morbido di Parmigiano reggiano ricoperto di minuscole scaglie di tartufo nero di Savigno accompagnavano il carpaccio di carne concia all'isolana.

I gnocchetti di castagne con pesto di mortaio, prescinseua e verdure hanno trasmesso al nostro palato il profumo della Liguria.

Deliziose le lattughe in brodo, sorta di gnocchetti di magro fatti con carne di avanzi e ricoperti appunto da una foglia di lattuga (voto dieci). 

Per noi che amiamo il musetto, è stata una rivelazione il cotechino cremonese morbido con polentina di grano saracena e ticchi di mostarda (voto dieci e lode). Assolutamente da menzione i vini scelti dalle trattorie ospiti che hanno voluto osare - nella regione dei bianchi - con uno strepitoso  Portofino Bianchetta genovese doc del 2014 (!) Casa del Diavolo. 

La Crepa ha portato un rosso vivace dalle vigne di famiglia (il palato ancora ringrazia). E il Sauvignon blanc passito? Un'occasione di riflessione ulteriore su quanto si sperimenta nel mondo del vino!

Una serata all'insegna del gusto molto apprezzata dai buongustai presenti. Un'esprienza sensoriale di nicchia che è raro assaporare dalle nostre parti.

Fra i ringraziamenti finali, oltre ai responsabili di SDGZ-URES - Slovensko Deželno Gospodarsko Združenje - Unione Regionale Economica Slovena,  al past president Nicola Tenze e al nuovo presidente Roberto Frandolic - che in questi anni hanno fatto crescere la manifestazione.

 

Un ringraziamento particolare ad Augustin Devetak, promotore di questa collaborazione con le Premiate Trattorie Italiane, associazione di cui è uno dei fondatori. 

Settimana della cucina italiana a Lubiana

ll

Lubiana. Con una cena preparata dallo chef stellato Alfredo Russo si è aperta la terza edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. Gli eventi previsti in Slovenia si intrecceranno tra la capitale e il litorale, con numerosi appuntamenti eno-gastronomici ed eventi programmati a Lubiana e a Capodistria.  Arrivata alla sua terza edizione, la Settimana mira a promuovere all’estero l’agroalimentare e la cucina italiana di qualità, il vero Italian Taste, per educare il consumatore a contrastare l’Italian Sounding

L’evento inaugurale si è svolto cnel ristorante B- Restaurant all’Hotel Intercontinental. Dopo una serie di gustosi appetizer il cuoco ha preparato un risotto “dorato” con una lama di zafferano e un filetto di branzino, cotto per otto minuti a 58 gradi, completato da una polvere di alghe, pomodoro, cipolla grigliata e olive.

Come dolce una sfera di tre tipi di cioccolato.

Chardonnay e Pinot nero (Red Angel) di Jermann glo eccellenti vini in abbinamento.  Il percorso proseguirà a Lubiana il 20 novembre con i Sapori del Carso “Okusi Krasa” dell’Unione Regionale Economica Slovena (URES) e con la presentazione del libro di Rossana Bettini: “E’ autentico cioccolato”, nell’ambito della Fiera del libro allo Cankarjev dom.  Durante tutta la settimana, dal 19 al 25 novembre, il ristobar Enjoy Italy nonchè il Gruppo Kaval con i suoi ristoranti Angel, Element, Evergreen, Favola, Gostilnica in picerija Kaval e Pavilijon offriranno al pubblico menù speciali, mentre la pizzeria Capriccio preparerà una pizza speciale dedicata. La Settimana della Cucina Italiana nel mondo organizzata in Slovenia è curata da Ambasciata d’Italia a Lubiana, Consolato Generale di Capodistria, Istituto italiano di cultura, e Agenzia ICE.  L’ambasciatore Paolo Trichilo (nella foto sotto insieme allo chef nel corso della serata) ha illustrato agli ospiti gli scopi dell’iniziativa, forte della sua esperienza a Lubiana (dopo essere stato a Parigi e in India) che a gennaio arriva a tre anni, ha ribadito che cerca di proporre sempre il meglio dell’enogastronomia italiana per gli incontri istituzionali.

Qualità, sostenibilità, cultura, sicurezza alimentare, diritto al cibo, educazione, identità, territorio, biodiversità, sono tutti temi che verranno affrontati e discussi anche quest’anno in 110 paesi, con oltre 1300 eventi dedicati al cibo e al vino Made in Italy. Conferenze, degustazioni, cene di gala, corsi di cucina, concerti e mostre animeranno le attività organizzate dalla rete diplomatica in collaborazione con Camere di Commercio, Università, accademie e scuole di cucina, associazioni di categoria, reti dei ristoranti italiani certificati, per far conoscere al mondo il meglio della tradizione culinaria, quale segno distintivo dell’identità e della cultura italiana, e incrementare le esportazioni e il turismo enogastronomico.

Che cos è e come si fa la bagna cauda

La ricetta è quella depositata dal notaio dall'Accademia della Cucina di Asti. Ingredienti per 12 persone: 12 teste di aglio, 6 bicchieri da vino di olio d’oliva (extravergine) e, se possibile, un bicchierino di olio di noci,
6 etti di acciughe rosse di Spagna. Preparazione Tagliare a fettine gli spicchi d’aglio precedentemente svestiti e privati del germoglio. Porre l’aglio in un tegame di coccio, aggiungere un bicchiere d’olio e iniziare la cottura a fuoco bassissimo rimescolando con il cucchiaio di legno e avendo cura che non prenda colore; aggiungere poi le acciughe dissalate, diliscate, lavate nel vino rosso e asciugate, rimestandole delicatamente. Coprire con il restante olio e portare l’intingolo a cottura a fuoco dolce per mezz’ora, badando che la bagna non frigga. Al termine della cottura si potrà aggiungere, se piace un sapore più morbido, un pezzetto di burro freschissimo. Versare la bagna negli appositi “fujot” (fornellini di coccio) e accompagnarla con le seguenti verdure: crude: cardi gobbi di Nizza Monferrato, topinambur, cuori di cavolo bianco, indivia e scarola, peperoni freschi e sotto graspa, cipollotti crudi inquartati e immersi nel vino barbera; verdure cotte: barbabietole rosse, patate lesse, cipolle al forno, zucca fritta, peperoni arrostiti. E' tradizione raccogliere alla fine lo “spesso della bagna” strapazzandovi dentro l’uovo.

ph Giulio Morraph Giulio Morra

La bagna cauda si fa così e con l'attrezzatura necessaria

Un bavagliolone. Un dian di terracotta; una s-cionfetta o uno scaldino di coccio pieno di braci; in mancanza, un fornelletto ad alcool; un cucchiaio di legno; una retina frangifiamma se si cucina con il gas.

1. Mettete il dian a bagno nell’acqua fredda e lasciatelo per almeno un paio d’ore: ciò gli eviterà di creparsi durante la cottura dell’intingolo.

2. Mettete a bagno le acciughe in acqua fresca abbondante; dopo 5-10 minuti diliscatele con cura, asciugate i filetti ottenuti e teneteli pronti in un contenitore. Le acciughe vanno lavate con sola acqua.

3. Dedicatevi all’aglio: pelatelo, poi tagliate ogni spicchio a metà nel verso della lunghezza ed eliminate il germoglio interno (operazione importantissima!). Raccogliete gli spicchi così trattati in un pentolino e copriteli con latte fresco. Portate a bollore, poi abbassate il fuoco e lasciate sobbollire pianissimo per 15-20 minuti, fino a quando l’aglio abbia raggiunto una consistenza molto morbida.

4. Togliete il dian dall’ammollo e asciugatelo bene. Ponetelo a fuoco moderatissimo (se usate la cucina a gas non dimenticate la reticella frangifiamma) con mezzo bicchiere d’olio. Quando l’olio comincia a scaldarsi unite tutte le acciughe, e badando di non farlo mai friggere, mescolando con il cucchiaio di legno fatele sciogliere completamente.

5. A questo punto unite l’aglio sgocciolato dal residuo latte di pre-cottura; mescolate bene, e schiacciate gli spicchi con il cucchiaio di legno fino a conferire al tutto una consistenza cremosa.

6. Unite tutto il restante olio ed eventualmente il burro; sempre a fuoco bassissimo continuate la cottura per 20-30 minuti. L’olio non deve mai friggere.

7. Se avete la fortuna di possedere una s-cionfetta (o un altro scaldino di coccio) e un camino, fate un bel fuoco di legna di vite o d’olivo. Fate un letto di cenere nella s-cionfetta, riempitela di braci per due terzi della sua capienza, e copritele con una coltre di cenere. Ponete lo scaldino in mezzo al tavolo, sistemateci sopra il dian della Bagna che in questo modo si manterrà alla temperatura ottimale per tutta la serata. Se non disponete di simili attrezzature ripiegate sul trespolino della fondue bourguignonne e sul relativo fornelletto ad alcool, ma badate di sorvegliarne attentamente la fiamma in modo tale che la bagna non frigga mai o all’opposto non si raffreddi troppo. Stessa regola se usate i pignattini “fujot” in terracotta.

Il GALATEO della Bagna Cauda vieta di fare “palot” e si può concludere con uovo e tartufo - Esiste un “galateo” comportamentale del mangiatore di Bagna Cauda che vieta ad esempio di “caricare” eccessivamente il proprio boccone usando foglie di cavolo o altri pezzi di verdura a mo’ di “palot” (paletta) raccogliendo troppa parte “ricca” della salsa. Sconveniente anche intingere pezzi di verdura già morsicati, o il pane che, imbevendosi, ne asporterebbe disoneste quantità. I neofiti della Bagna facciano attenzione ai primi bocconi, la scottatura è un’eventualità molto frequente. Si intinge tutti insieme in un’allegra e vociante confusione: non ci sono turni né altri formalismi da rispettare. Il rito finale prevede in molti casi che nel dian ancora caldo si faccia cuocere lentamente un uovo di gallina o di quaglia strapazzato, che si può arricchire con una “grattatina” di tartufo bianco. Diffusa anche la presenza del brodo caldo con funzioni “detergenti” d’apertura dello stomaco in vista della Bagna Cauda o di chiusura a conclusione del rito.

Zucca arrosto

La zucca preparata in questo modo è davvero saporita! Può essere utilizzata come contorno o come condimento per una pasta fredda, magari in aggiunta a una manciata di ceci e a qualche seme oleoso. Il gusto tendenzialmente dolce della zucca si sposa magnificamente con il tocco salino e balsamico delle erbe aromatiche. La scelta di lasciare la buccia non è affatto casuale. È infatti scientificamente provato che la buccia di zucca apporta notevoli benefici alla salute ed è ricchissima di fibre. Ovviamente stiamo parlando di zucche rigorosamente biologiche. In questo caso, come si dice, anche della zucca…non si butta via niente. 

INGREDIENTI
* 1 kg zucca mantovana bio * rosmarino * salvia * timo * maggiorana * origano fresco * olio evo/ sale grosso integrale.
PREPARAZIONE
Scaldare il forno a 200°. Lavare per bene la zucca, eliminare eventuali residui di terra e tagliarla dapprima a metà (togliendo semi e scarti) e poi a fette nel senso dell’altezza. NON togliete la buccia. Le fette dovranno essere di circa due cm possibilmente tutte dello stesso spessore. Bagnare con un filo di olio extravergine di oliva una teglia ricoperta di carta forno. Adagiarvi le fette di zucca e, una volta distese, irrorarle d’olio, aggiungere il sale grosso e le erbe aromatiche precedentemente tagliate. Infornare per 25 minuti fino a quando le fette saranno dorate e
“disidratate”.

Cicerchia in festa nell'Anconetano

Il 23, 24 e 25 novembre 2018 Serra de’ Conti è sede di tappa del Grand Tour delle Marche CON LA CICERCHIA IN FESTA caratterizzata dall'antico legume servito nella “pagnotta” di pane.  Serra de’ Conti, grazioso centro dell’Anconetano adagiato tra le dolci colline del Verdicchio dei Castelli di Jesi, celebra un legume antico, con notevoli proprietà nutritive, detentore di proteine nobili, ma per molto tempo dimenticato, dopo che per secoli ha fatto parte della cultura alimentare di questo territorio. 

Per l’occasione, i locali del centro storico si trasformeranno in “cantine del buongusto”, con la cicerchia da gustare in ricette che vanno dalla polenta preparata con farina derivata dal  legume, alle tagliatelle con ragù di cicerchia. Ci saranno gli “agricoltori custodi della biodiversità”, i presidi slow food e la comunità ospite del Molise. Tutto da scoprire anche il “Mercato di Campagna Amica” e una miriade di prodotti di “supernicchia”, quali: il lonzino di fico, il fagiolo zolfino, i frutti dimenticati e il vino di visciola. 


A Precenicco comincia il teatro ragazzi

Domenica 18 novembre 2018 alle 16 all’Auditorium di Precenicco prende il via la stagione teatro ragazzi con lo spettacolo Falù della compagnia Teatro della Sete. Un doppio appuntamento, in realtà, perché per presentare questo particolare personaggio friulano e avvicinarlo ai bambini prima di conoscerlo “personalmente”, giovedì 15 novembre si è svolto un laboratorio creativo a cura di Arlef, dal titolo "Un amico per Falù", dedicato ai bambini dai 5 anni di età accompagnati dai genitori, durante il quale è stato insegnato loro come realizzare un pupazzo di pezza che sarà poi utilizzato domenica durante lo spettacolo.  Lo spettacolo di domenica fa parte della proposta di spettacoli in lingua friulana. In breve la storia: A seguito di un naufragio, il piccolo Falù si ritrova solo su un’isola deserta dove dovrà affrontare molti ostacoli e difficoltà.  Raccontata con gli occhi di un bambino di 8 anni che deve affrontare il destino e prendere delle decisioni, la storia avrà comunque un lieto fine, perché Falù, come tutti i bambini, merita di avere una famiglia e di vivere sereno.
Il costo del biglietto acquistabile direttamente all’Auditorium di Precenicco il giorno dello spettacolo, è di € 4,00. Spettacolo a ingresso gratuito per i bambini che hanno partecipato al laboratorio di giovedì 15 novembre.
La biglietteria è aperta tutto il pomeriggio di domenica 18 anche per prevendite e abbonamenti per la rassegna Teatro Per Piacere organizzata dal Comune di Precenicco in collaborazione con l’Associazione ArtivArti di Portogruaro.

Paesaggio FVG nel documentario

Al Visionario di Udine tre appuntamenti – giovedì 15 e 29 novembre e 13 dicembre 2018 alle ore 20.30 - alla scoperta del nostro territorio: Carlo Gaberscek, giornalista e studioso di cinema, accompagnerà nella visione di questi straordinari documenti audiovisivi raccolti, restaurati e digitalizzati dalla Cineteca del Friuli. Tutte e tre le serate saranno a ingresso libero. Il paesaggio del Friuli Venezia Giulia nel documentario cinematografico - questo il titolo del progetto - si concentrerà su materiali visivi girati in pellicola a Udine, in Friuli e a Trieste tra il ‘49 e il ‘69: opere di cui apprezzeremo il valore storico-documentario, in quanto realizzati in epoca relativamente “antica”. La prima serata vedrà in particolare proiettati documentari del cineasta udinese Antonio Seguini de Santi e del regista Giorgio Trentin, recentemente scomparso. Il lavoro di Antonio Seguini sarà ricordato con Carnia mistica (1956), Ritorno (1958), Forum Iulii (1962), Lignano (1963), ai quali il cineasta udinese ha lavorato come direttore della fotografia o come regista e che appartenevano al glorioso Cineclub Udine fondato nel 1953, attorno a cui si erano raccolti i più attivi filmmaker friulani. Di Trentin saranno proiettati quattro documentari girati in regione fra la metà degli anni '50 e la fine degli anni '60: Claut (1965), Dongje il fogolar (1962), Le bande di Orzano (1963) e Architettura rustica in Carnia (1969). Evento organizzato dalla Mediateca Mario Quargnolo in collaborazione con La Cineteca del Friuli. Maggiori informazioni QUI consultare il sito , la pagina facebook.com/VisionarioUdine o contattare il numero 0432/227798.

 

 

Il panettone al grano arso di Giuliano Baldessari

Un nuovo impasto per il panettone dello chef trentino Giuliano Baldessari del ristorante Aqua Crua di Barbarano Vicentino. Un impasto al grano arso aromatizzato con panace,  che lo chef raccoglie nei boschi del Trentino, e uvetta di
zibibbo. Della panace si usano i semi che, una volta seccati, vengono frullati e aggiunti all'impasto del panettone. “Ho voluto fare un panettone senza canditi – afferma Baldessari - per ridurre la quantità di zucchero utilizzata. Emerge un gusto diverso rispetto alla tradizione, spicca un profumo leggermente affumicato dato dall'uso del grano arso che ben si combina con il profumo aromatico della panace.

Un panettone assolutamente tutto naturale, senza conservanti”. Nell'impasto, come nel panettone dell'anno scorso, vengono utilizzate le uova delle galline di Aqua Crua, allevate a Villaga (VI) e il lievito madre.  Il panettone sarà acquistabile nel formato da 500 g (22 euro) e nel nuovo formato in edizione limitata da 750 gr in latta (37 euro, necessaria la prenotazione). 

 

Endrizzi MANSUM Vecchi territori nuovi volti

ENDRIZZI,“Vecchi territori - Nuovi volti”. Al Masetto (latino Mansum) di Endrizzi a San Michele all’Adige il 9 novembre 2018 si è svolto MANSUM, l’incontro annuale della stampa enogastronomica con la famiglia Endrici. Ospiti speciali, tre giovani cantine di montagna del Trentino, LasteRosse, Corvée e Filanda de Boron. 

 “Nell’edizione 2018 di MANSUM ci hanno affiancato tre nuovi volti della vitienologia trentina, piccole, preziose realtà da territori viticoli desueti e ora in fermento, spiega il titolare Paolo Endrici. Portare nel mondo l’immagine di un Trentino viticolo appassionato e vitale è sempre stato un mio personale obiettivo primario, anche facendo rete con belle realtà della nostra regione”.

Ospiti dell’evento sono stati Pietro e Silvia Pancheri di LasteRosse Val di Non con il loro Groppello Metodo classico, Moreno Nardin di Corvée con il Müller Thurgau Viàch Val di Cembra e Nicola Del Monte di Filanda de Boron Valli Giudicarie con il Dedit da uve Solaris. Moderatrice della degustazione Rosaria Benedetti, Sommelier professionista AIS, Donna del Vino e responsabile Guida Vitae per il Trentino.

MANSUM 2018 è stata inoltre l’occasione per Endrizzi di presentare ufficialmente i due vini “Golalupo” Pinot Nero Riserva e “Leoncorno” Teroldego Rotaliano Superiore Riserva, due vini di territorio sui quali l’Azienda e l’enologo Vito Piffer hanno lavorato con passione negli ultimi anni. 

Intermezzo teatrale dell’attrice e regista Maura Pettorusso di Trento Spettacoli, che ha scritto e recitato il racconto del Golalupo e Leoncorno, due nomi leggendari e ricchi di storia, profondamente radicati nell’identità del Masetto. Paolo, Christine e i figli Lisa Maria e Daniele hanno voluto infine affidare la realizzazione dello splendido menù dell’evento alla Impresa Sociale Kaire di Trento. 

Informazioni